Si fanno sempre più disastrose le conseguenze delle gravi inondazioni in questi ultimi giorni hanno duramente flagellato lo stato del Malawi e il settore più occidentale del Mozambico, dove si contano danni molto ingenti, con città ed interi villaggi completamente inondati. Migliaia di persone sono state evacuate, mentre si attendono altri eventi alluvionali ed inondazioni nei prossimi giorni, che potrebbero propagarsi fino al confinante Mozambico. Almeno 20.000 persone sulla punta meridionale del Malawi, la più colpita dalle alluvioni, sono rimaste isolate dal resto del paese, senza cibo ne’ assistenza medica e cresce il rischio di possibili epidemie, come denuncia l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere. Gli aiuti stanno lentamente arrivando nei distretti di Chikwawa, dove l’acqua ha iniziato a ritirarsi.
Ma alcune delle aree maggiormente colpite a valle sono accessibili solo via elicottero e questo rende l’intervento umanitario molto difficile. Medici Senza Frontiere, che ha avviato una risposta all’alluvione il 9 Gennaio, sta spostando il fulcro del proprio intervento verso la città di Nsanje, dove da tempo gestisce un progetto a lungo termine e sta valutando modi per accedere all’area più remota dell’East Bank. “L’alluvione si sta comportando come un lento tsunami. Nella sua discesa verso il sud del paese e il Mozambico, il fiume si gonfia sempre di piu‘” come ci racconta Amaury Gre’goire, capomissione di Medici Senza Froentiere in Malawi, attualmente a Nsanje per valutare l’impatto dell’alluvione. Le forti piogge e i violenti temporali che hanno duramente flagellato buona parte del Malawi e il sud della Tanzania hanno ingrossato, in modo repentino, gran parte dei fiumi e dei corsi d’acqua che attraversano l’area, provocando le conseguenti esondazioni che hanno inondato le prospicienti valle e pianure alluvionali. La situazione più critica, al momento, si riscontra proprio nei territori di Nsanje e East Bank, letteralmente sommersi sotto due o tre metri di acqua e questo ha trasformato le ampie pianure dell’area in un enorme lago che ha inghiottito case e ponti.
Sebbene siano zone soggette alle alluvioni, gli anziani con cui ho parlato non ricordano un evento di questa entità. Molti campi e villaggi sono stati completamente distrutti nelle inondazioni. L’alluvione ha comportato la chiusura delle linee ferroviarie lasciando il territorio per buona parte isolato e dunque i possibili aiuti dai paesi vicini ma anche dai paesi europei risulta essere difficoltoso. L’alluvione che si è abbattuta sul Malawi, ha colpito in parte anche il vicino Mozambico, già pesantemente provato dalle inondazioni che nel 2000 provocarono la morte di oltre 800 persone e la distruzione dei villaggi. Resta, quindi, lo stato di massima allerta nel Malawi. Il Presidente, Peter Mutharika, ha lanciato un appello chiedendo aiuto alla comunità internazionale, dato che la condizione di dissesto si è abbattuta su ben un terzo del territorio, lo stato africano è dunque in stato di emergenza. L’entità della pioggia caduta è del tutto insolita per la regione, quasi il doppio della norma. Le aree al di sotto del livello del mare sono considerate in queste ore particolarmente a rischio inondazioni, anche se fortunatamente nei prossimi giorni si verificherà un importante miglioramento, con l’attenuazione delle precipitazioni di stampo temporalesco che dovrebbero localizzarsi fra il nord del Mozambico e la Tanzania centro-meridionale.
In questo periodo sui paesi dell’Africa australe la stagione delle piogge raggiunge il suo apice. Tra i mesi di Gennaio e Febbraio il “fronte di convergenza intertropicale” si porta gradualmente verso i 15°-20° di latitudine sud, dando inizio alla grande stagione delle piogge dell’Africa australe. In questo periodo il sole raggiunge lo “Zenit” (raggi solari perfettamente perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) proprio a cavallo del tropico del Capricorno, accompagnando anche i massimi annui termici, con temperature costantemente superiori ai +30°C +32°C. Tale forte riscaldamento delle altoterre dell’Africa meridionale, nel corso dell’estate australe, agevola la formazione della profonda bassa pressione, di natura termica, che si va a localizzare fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi (un po’ come avviene nel Sahel durante l’estate boreale), con valori barici che possono scendere pure sotto i 1004-1002 hpa. Questa depressione termica, ben strutturata negli strati più bassi, domina lo scenario meteo/climatico di tutta l’Africa australe, accompagnando una sensibile intensificazione dell’attività convettiva su tutta l’area dei grandi altipiani africani, favorendo la nascita di grosse “Cellule temporaleschi”, se non veri e propri “Clusters temporaleschi”, che danno origine a precipitazioni molto intense.
Ma il rinvigorimento dell’attività convettiva è legato alla formazione di un fronte che si rende quasi stazionario sull’Africa meridionale. Proprio in questo periodo dell’anno la cintura degli anticicloni sub-tropicali permanenti, tra Atlantico tropicale meridionale e oceano Indiano meridionale, tende a sfaldarsi, proprio per la genesi della depressione termica fra il Congo meridionale, lo Zambia, il nord del Mozambico, il Malawi, con un minimo barico che può scendere anche sotto i 1004-1002 hpa. Lo sfaldamento della cintura anticiclonica sub-tropicale produce l’isolamento dei due grandi anticicloni permanenti. L’anticiclone dell’isola di Sant’Elena, noto come anticiclone sub-tropicale permanente dell’Atlantico meridionale, si posiziona con i propri massimi in pieno oceano, nell’area dove scorre la fredda “corrente marina del Benguela” (la causa dell’aridità della costa namibiana), rimanendo semi-stazionario in loco. L’anticiclone delle isole Mascarene, conosciuto come l’anticiclone sub-tropicale permanente dell’Indiano meridionale, tende a spostare il proprio baricentro verso sud, influenzando più da vicino il Sudafrica e l’estremo lembo meridionale del continente africano.
La differente collocazione degli principali anticicloni permanenti oceanici fa in modo che nell’area dell’Africa meridionale centro-orientale, fra i 10° e i 15° sud di latitudine, si origini un fronte (in pratica è una linea di convergenza venti che rinvigorisce la convenzione) dove vanno a confluire le umide correnti orientali, legate all’Aliseo di SE dell’oceano Indiano meridionale, con l’umido e caldo flusso del “Monsone di Guinea” (altro non è che l’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che domina sull‘Africa centrale). Il ramo più meridionale del flusso, legato al “Monsone di Guinea”, durante l’estate australe, dopo essersi notevolmente umidificato sopra l’umida foresta pluviale e i tanti specchi lacustri e bacini idrografici che caratterizzano il bacino congolese, riesce a raggiungere l’Angola occidentale, lo Zambia e il Malawi, tramite una ritornante nei bassi strati da NO o da O-NO, carica di umidità. La convergenza fra l’Aliseo di SE, proveniente dall’oceano Indiano meridionale (anticiclone delle Mascarene), e il ramo meridionale del “Monsone di Guinea” che risale dall’Atlantico meridionale (anticiclone di Sant’Elena), è tale da originare questo fronte, quasi stazionario, che si distende sulla diagonale, fra l’altopiano centrale dell’Angola fino al bacino centrale del Congo, alla regione della capitale Kinshasa e all’est dell’Angola. Lungo questa linea di confluenza venti si originano imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno luogo a grossi “Clusters temporaleschi” o a vere e propri sistemi convettivi a mesoscala, in grado di dare luogo a piogge molto forti o autentici diluvi di carattere monsonico, specie se il fronte che separa i due flussi eolici caldi e umidi rimane stazionario per vari giorni sulle medesime regioni, senza subire spostamenti significativi.
Ciò spiega perché, proprio negli ultimi giorni, si sta registrando un sensibile incremento dell’attività temporalesca, soprattutto nelle ore diurne, fra il bacino congolese, l’Angola, lo Zambia, il Malawi, lo Zimbabwe e persino il Botswana, dove quasi quotidianamente si vengono a sviluppare imponenti ammassi temporaleschi che danno la stura a piogge e rovesci, a carattere sparso. L’attività convettiva sugli altopiani dell’Africa australe continuerà a rimanere piuttosto intensa, almeno fino alla fine di Febbraio, grazie alla stazionarietà del sopra citato fronte semi stazionario, fra l’umido flusso del “Monsone di Guinea” e l’Aliseo di SE, che rischia di apportare precipitazioni davvero molto abbondanti.
