
L’ospedale “annuncia con rammarico che lo stato di Pauline Cafferkey si è progressivamente aggravato nel corso degli ultimi due giorni e che versa ormai in condizioni critiche”, hanno dichiarato i medici che hanno in cura l’infermiera, rientrata domenica sera dalla Sierra Leone, in un comunicato. L’infermiera è stata curata negli ultimi giorni con un trattamento antivirale sperimentale e del plasma sanguigno prelevato da una persona sopravvissuta, dopo esserne stata vittima, all’attuale epidemia di febbre emorragica che ha già provocato più di 7.800 morti. La donna si trova nello stesso ospedale dove in autunno era stato ricoverato l’infermiere volontario britannico William Pooley, anche lui vittima del virus dell’Ebola in Sierra Leone, poi guarito. Come lui, Pauline Cafferkey è stata ricoverata in una unità di isolamento, il cui accesso è riservato al solo personale qualificato, in un letto ricoperto da una tenda che dispone di un sistema di ventilazione autonomo. “Pauline è seduta sotto la tenda, legge, mangia un pò e comunica con la famiglia. I prossimi giorni saranno decisivi. Le sue condizioni potrebbero aggravarsi”, aveva dichiarato mercoledì il dottor Michael Jacobs, infettivologo del Royal Free Hospital. Pauline Cafferkey, 39 anni, lavorava per la Ong Save the Children al centro medico britannico di Kerry Town, in Sierra Leone, prima di rientrare nel Regno Unito domenica sera. Lunedì era risultata positiva al test del virus a Glasgow, in Scozia, dopo essersi sentina male durane la notte. L’indomani mattina, era stata trasferita al Royal Free Hospital di Londra.