“Oggi siamo in grado, nel nuovo centro da 100 letti di Emergency a Goderich, di fornire qui in Sierra Leone quasi lo stesso livello di cure disponibili in Occidente”
“Forse ci siamo. Forse si riesce a sconfiggere questa epidemia. Il numero di nuovi casi sta diminuendo rapidamente ogni giorno, speriamo non si verifichino nuove impennate. Forse tra poco potremo dire che l’epidemia di ??Ebola? è finita in ??Sierra Leone?. Ma che fatica! E quanti miracoli ci sono voluti”. Parola di Gino Strada, da Freetown, in Sierra Leone, dove il fondatore di Emergency si trova da qualche mese, impegnato nell’ospedale in prima linea contro il virus. “Quando in agosto il ministero della Sanità ci ha chiesto di aprire a Lakka un centro di isolamento per i casi sospetti – ricorda Strada sul profilo Facebook dell’associazione – in sole tre settimane i nostri logisti hanno realizzato una struttura in tende per un totale di 22 letti, che presto si è trasformata anche in centro di trattamento: troppi pazienti, accasciati fuori dal cancello, prostrati dalla malattia e in attesa di un posto letto. Così è iniziata la corsa per metterci in condizione di curare i pazienti, non solo di isolarli e osservarli. Due pazienti su tre sono guariti nei Paesi ricchi, due su tre sono morti nell’Africa povera. Per assenza di cure”. “Adesso le cose sono cambiate – sottolinea – Oggi siamo in grado, nel nuovo centro da 100 letti di Emergency a Goderich, di fornire qui in Sierra Leone quasi lo stesso livello di cure disponibili in Occidente. Abbiamo una terapia intensiva di alto livello, l’unica esistente nel Paese, che forse non servirà per molto tempo se l’epidemia di Ebola – come speriamo – si sta avviando alla conclusione. Ma servirà comunque, per la prossima volta, e per curare nel frattempo tanti malati gravi, fino a ieri incurabili”. Un successo che Strada rivendica: “Ne siamo orgogliosi, perché abbiamo dimostrato che si può fare, anche qui in Africa. Abbiamo reso visibile, ancora una volta, che i pazienti non hanno colore, sono persone con i nostri stessi diritti. Liberi e uguali. Qualche mese fa dissi, un po’ frettolosamente, ‘se mi ammalo di Ebola resto in Africa’. Oggi lo posso affermare con tranquillità e convinzione: mi farei curare nell’Ebola Treatment Centre di Emergency”.
