
E’ in “condizioni critiche” l’infermiera scozzese Pauline Cafferkey contagiata dal virus Ebola in Sierra Leone, primo caso diagnosticato sul suolo britannico. La donna, ricoverata in un’unità di isolamento al Royal Free Hospital di Londra, “è gradualmente peggiorata” negli ultimi giorni, ha riferito lo stesso ospedale e al momento la sua situazione non sembra migliorare. Cafferkey viene trattata con un farmaco antivirale sperimentale e con il plasma dei sopravvissuti, secondo quanto riportano i media britannici. Anche il medico italiano di Emergency guarito dalla malattia e dimesso nei giorni scorsi dall’Istituto Spallanzani di Roma dopo un ricovero durato più di un mese, ha sperimentato una simile parabola: l’avvio dei trattamenti e poi il peggioramento improvviso e l’insufficienza respiratoria che lo ha portato in Terapia intensiva. Il camice bianco ha raccontato di due settimane di ‘buio’. Piano piano però la sua situazione clinica è migliorata fino alla guarigione decretata dai medici e al ritorno a casa. Pauline Cafferkey era in Sierra Leone per una missione con Save the Children. E’ rientrata in aereo a Glasgow la scorsa settimana, facendo scalo a Casablanca e London Heathrow. Poche ore dopo è finita in ospedale e lunedì è stata trasferita nella struttura londinese che ha seguito in passato anche l’altro infermiere Gb contagiato, poi guarito, William Pooley. Il rientro di Cafferkey ha aperto il dibattito sulle procedure di screening attive negli aeroporti del Paese. Anche il primo ministro inglese David Cameron ha commentato il peggioramento delle condizioni cliniche dell’infermiera spiegando via Twitter che all’operatrice e alla sua famiglia vanno in questo difficile momento “i suoi pensieri e le sue preghiere”.