Ebola: il ruolo fondamentale dell’Aeronautica nel trasferimento malati

Ebola Italia medico contagiatoUna fetta significativa del successo della ricerca e della medicina italiana nella cura del medico catanese volontario di Emergency colpito dal virus ebola e’ rappresentata dal ruolo dell’Aeronautica militare. Un adeguato e supersicuro trasporto aereo con assetto di biocontenimento ha garantito a Fabrizio Pulvirenti di arrivare in Italia e quindi essere curato presso lo ‘Spallanzani’ di Roma. Ed e’ un’eccellenza poco nota quella del trasporto sanitario aereo di pazienti altamente infettivi. Eppure e’ una capacita’ che molti aspetti e’ unica nel panorama internazionale. Il trasporto di pazienti infettivi, se effettuato con procedure comuni, espone certamente al rischio di diffusione del contagio. In tali evenienze il trasporto diventa fattibile solo previo utilizzo di particolari sistemi d’isolamento aviotrasportabili e l’impiego di personale altamente qualificato ed addestrato, che garantisca un elevati standard di sicurezza. Come e’ stato in questa vicenda di ebola. La necessita’ di dotarsi di un sistema sicuro di evacuazione aeromedica che garantisca la massima sicurezza del paziente, dei membri dell’equipaggio e del personale sanitario di assistenza, deriva da potenziali fonti di rischio: l’aumento dei viaggiatori su tratte internazionali, con la possibilita’ di rapidi spostamenti tra i vari continenti; la potenziale esposizione a malattie contagiose endemiche in determinate aree geografiche; la presenza di malattie infettive altamente trasmissibili (basta vedere l’esperienza globale dell’outbreak della SARS); l’eventuale necessita’ di impiego di contingenti militari in ogni area del mondo. E l’Aeronautica militare italiana ha sviluppato la capacita’ di evacuazione aeromedica sin dal 2005 attraverso l’acquisizione di sistemi detti ATI – Aircraft Transit Isolators (di brevetto britannico), all’epoca in uso solo nell’esercito statunitense – US Army – e nella Royal Air Force inglese (RAF). Dal punto di vista delle caratteristiche, la capacita’ di trasporto aereo in biocontenimento si articola su componenti quali gli ‘isolatori’, del tipo (ATI o N36 ). Entrambi gli isolatori sono certificati per il trasporto sui velivoli militari C-130J, C-27 e Boeing KC-767. Inoltre, gli isolatori N36 sono certificati anche per l’utilizzo sugli elicotteri militari AB-212 e AW-139. Gli assetti di cui l’Aeronautica militare dispone sono 2 barelle ATI, specifiche per trasporti a lungo raggio; 5 barelle N36, idonee a trasporti in biocontenimento per brevi tratte di volo; 2 barelle Stretcher Transit Isolators (STI), da utilizzare dopo l’arrivo in aeroporto, per il passaggio del paziente sul veicolo che lo condurra’ in ospedale; unita’ di isolamento (sono 2 stanze ISOARK), ovvero una camera a pressione negativa per il ricovero prolungato di pazienti infettivi o sospetti e per la loro temporanea gestione a terra;una stazione per la decontaminazione da agenti biologici, che consente la bonifica di oltre 100 persone l’ora; dispositivi di protezione individuale per gli operatori, in accordo al rischio biologico presente. Le operazioni di trasporto aereo dei pazienti altamente contagiosi sono disciplinate da una specifica direttiva che prevede l’iter di formazione, le qualifiche, i compiti e le funzioni del personale sanitario impiegato, nonche’ tipo e numero dei mezzi utilizzati. La gestione delle operazioni di biocontenimento avviene su due livelli: pianificazione, a cura del Servizio sanitario del Comando logistico dell’Aeronautica militare; condotta, da parte dell’Infermeria principale dell’Aeronautica di Pratica di Mare, attraverso il Gruppo Biocontenimento, costituito da personale medico ed infermieristico appositamente qualificato appartenente alla forza armata. Il personale chiamato alle attivita’ di trasporto in biocontenimento assicura un servizio di reperibilita’ che consente, in qualsiasi momento (H24, per l’intero anno), di avviare la procedura in tempi ristrettissimi. L’unita’ d’isolamento aereo impiegabile per una evacuazione sanitaria in biocontenimento e’ costituita da un numero di specialisti che puo’ variare in ragione del tipo di velivolo impiegato e del tipo e livello di minaccia presente. Nel caso di un trasporto con velivolo C-130J e’ composta da un Capo Team, un medico anestesista, sei operatori tecnici di sanita’ e due addetti alla manutenzione e bonifica del materiale. Sono attualmente disponibili tre team che si alternano (due rispettivamente con prontezza in 8 ore e 24 ore, mentre il terzo e’ di riserva). I medici e gli infermieri impiegati in questo ambito sono stati inviati presso l’Istituto di Malattie Infettive della US Army, nel Maryland, per la formazione specifica. Il personale di queste unita’, 28 elementi, viene periodicamente addestrato e formato attraverso corsi ed attivita’ esercitative, che vengono estese agli operatori della Sanita’ pubblica, provenienti da strutture indicate dal ministero della Salute. In particolare, il team di biocontenimento dell’Aeronautica militare partecipa a numerose attivita’ addestrative in ambito nazionale, internazionale e Nato. In ambito nazionale e’ da evidenziare la stretta cooperazione con la Protezione Civile (operazione Matilde). Dall’inizio della sua attivita’, la capacita’ di trasporto aereo in biocontenimento e’ stata impiegata in 8 missioni operative, per il trasporto di pazienti altamente contagiosi verso strutture nazionali. Il primo caso risale al gennaio 2006 e si riferisce ad un paziente di nazionalita’ romena affetto da tubercolosi cavitaria contagiosa, resistente ad ogni trattamento farmacologico. Successivamente sono stati trasportati altri pazienti affetti dallo stesso tipo di TBC, un paziente affetto da sospetto caso di febbre emorragica di Congo Crimea, un paziente affetto da febbre di Dengue ed infine, nel giugno 2013, un trasporto per sospetto Monkeypox. La capacita’ di trasporto aereo in biocontenimento e’ una capacita’ militare, disponibile ad uso e finalita’ civili. Essa e’ stata, infatti, sviluppata in coordinamento sia con il ministero della Salute, che con la Protezione Civile, responsabili del trasporto di terra del paziente e della gestione delle operazioni di emergenza sanitaria in ambito nazionale. Gli ospedali di riferimento sul territorio nazionale, ad elevata competenza specialistica, sono l’Istituto di Ricerca e Cura per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e l’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano. La scelta di ricovero e destinazione del paziente e’ di competenza del ministero della Salute. La gestione delle operazioni di rimpatrio di pazienti affetti da febbri emorragiche (caso riferibile alla epidemia di Ebola in corso in Africa) e’ disciplinata dalla direttiva del ministero della Salute. In ambito internazionale, l’Oms – sottolineando le capacita’ italiane di trasporto aereo in biocontenimento – ha chiesto al governo di stipulare uno specifico accordo per poter utilizzare questa capacita’. Tale accordo e’ attualmente in corso di finalizzazione.