La situazione della Toscana nei rischi da alluvioni, frane e terremoti. Occorre più geologia per una maggiore sicurezza dei cittadini

Troppo pochi gli edifici a norma antisismica. Nella difesa dai terremoti la Toscana è stata la prima regione ad attivarsi sin dal 1997 con il programma VEL, il programma regionale di Valutazione degli Effetti Locali nei centri urbani, edifici strategici e rilevanti. È stato analizzato in dettaglio il rischio sismico dei centri abitati più esposti, e la Toscana è stata una delle prime regioni ad avviare la redazione delle carte di microzonazione sismica. «Nonostante ciò, ancora oggi nella nostra regione il numero di edifici strategici come scuole, municipi, caserme, ospedali, messi in sicurezza è esiguo. A fronte di un totale di diverse migliaia, solo su 1.500 sono stati effettuati gli studi geologico sismici e di questi solo 500 sono stati messi effettivamente in sicurezza».
Minacciati da frane e alluvioni. «La Toscana, anche per il rischio idrogeologico, per quanto avanzate siano le sue normative di settore, è però ancora lontana dal poter garantire una ragionevole tranquillità a tutti i suoi abitanti. Questo anche in conseguenza di una filosofia di approccio al problema che ha privilegiato la realizzazione di opere di difesa (prevalentemente ingegneristiche) rispetto allo sviluppo di una prevenzione, eminentemente geologica».
Non sufficienti i geologi anche in Regione. Anche i recenti disastri, segnalano che all’approccio multidisciplinare è stato preferito quello solo ingegneristico, e neppure sempre di qualità, Torrente Carrione docet. «La recentissima ristrutturazione dell’organico tecnico effettuato dalla Regione, sembra purtroppo confermare lo stesso indirizzo sbilanciato, vedi ad esempio il settore sismico, con solamente 6 geologi 6 lasciati a coprire studi, verifiche e controlli per l’intero territorio regionale». «Una politica miope- conclude Fagioli – che lesina sull’assunzione di geologi e sulla loro promozione a livelli dirigenziali e decisionali nella cura del territorio, degli abitati e della sicurezza degli abitanti che ci vivono, ignorando che ciò si tradurrebbe in una riduzione di spesa pubblica globale ed entità dei danni inevitabili».
