Gli stati nord-orientali degli USA, incluse le aree metropolitane di New York e Boston, cominciano a prepararsi all’impatto con un potente “Nor’easter”, probabilmente uno dei forti degli ultimi 10 anni. I meteorologi statunitensi, preoccupati dall’evoluzione di questa tempesta di neve, hanno già diramato un allerta per forti “blizzard” che entro le prossime 24-36 ore colpiranno l’intero New England, dalle coste orientale del New Jersey al nord-est del Massachusetts, comprese le aree metropolitane di New York, Providence e Boston, che rischiano di essere seppellite da oltre 60-70 cm di neve fresca.
Come tutti i “Nor’easter” che si rispettino, anche questo sarà originato da un processo ciclogenetico che proprio in queste ore si sta concludendo all’altezza del Middle-East e della regione dei Grandi Laghi, indotto dall’affondo di una saccatura di matrice artica che scivolerà con le proprie propaggini più meridionali fino all’Alabama. Lo sprofondamento di questa saccatura di matrice artica, fino al sud-est degli States, verrà supportato dalla presenza, al traverso degli USA centrali, di un ramo discendente del “getto polare”, che scorre lungo il bordo più orientale del robusto promontorio anticiclonico dinamico da giorni preesistente fra la West Coast e le Montagne Rocciose. Il notevole “gradiente di geopotenziale” che si verrà a scavare in quota fra l’asse di saccatura, estesa dall’Artico canadese fino al sud-est degli Stati Uniti, e il robusto promontorio anticiclonico dinamico posizionato sul Middle-West, contribuirà a rinforzare ulteriormente questo ramo discendente del “getto polare”, che spingendosi fino alla Louisiana e al Mississippi tenderà a produrre una profonda avvezione di vorticità positiva in quota che alimenterà lo sviluppo di una circolazione depressionaria (extratropicale), ben radicata a tutte le quote (grazie anche all’intervento dell’avvezione fredda ad ovest del minimo, mentre ad est si stabilisce una rimonta di masse d’aria molto più miti e umide, d’estrazione sub-tropicale oceanica), che dalla Pennsylvania evolverà verso il sud-est dello stato di New York e il Connecticut.
Questa ciclogenesi, nel corso delle prossime ore, evolvendo verso nord-est o nord-nord/est, tenderà notevolmente ad approfondirsi, grazie alla costante alimentazione fredda, artico canadese, che scivola sul suo bordo occidentale, coadiuvata dalla discesa meridiana (da nord verso sud) del “getto polare”, il quale inasprisce l’avvezione di vorticità positiva che tiene in vita la stessa ciclogenesi, in spostamento a ridosso dell’East Coast. Tale tipo di configurazione, in genere, specie quando il minimo barico nei bassi strati si localizza poco a largo delle città di New York e Boston (come in questo caso), predispone una intensa ventilazione dai quadranti nord-orientali, con la classica componente da N-NE e NE, che trasporta aria piuttosto umida dalla superficie oceanica verso la fascia costiera. L’aria molto umida oceanica, una volta raggiunte le aree costiere del New England, tende a interagire con le masse d’aria molto più fredde, di origine artica, che dal Canada orientale scivolano in direzione dell’East Coast (il New England per la precisione), umidificandole notevolmente al punto da produrre una estesa nuvolosità bassa (spesso la base delle nubi cariche di neve può essere di soli 300-200 metri sulle coste del Massachusetts, Long Island e New Jersey, come sulla stessa New York) che dà la stura a persistenti precipitazioni, le quali assumono un prevalente carattere nevoso con la discesa di aria molto fredda dal Canada orientale.
Da tali interazioni, fra l’aria umida temperata oceanica e quella fredda canadese, si vengono a creare i presupposti per intense e persistenti nevicate fino alle coste, in grado di lasciare accumuli a dir poco consistenti, anche di oltre i 50-60 cm in pochissime ore. Ma i “Nor’easter” più violenti, non per caso, sono quelli che si sviluppano lungo il ramo più meridionale della “corrente del golfo”, dove gli affondi artici possono stimolare la genesi di profondi cicloni extratropicali, davanti le coste del South e North Carolina, che tendono ad approfondirsi, risalendo e bordando l’intera East Coast americana, fino a Terranova e il mare del Labrador, sotto la spinta del ramo ascendente del “getto polare” che risale dal sud degli States. In genere, questo tipo di ciclogenesi, tendono ad assumere un grande sviluppo grazie all’enorme calore latente e al vapore acqueo trasmesso alle masse d’aria sovrastanti dalla calda “corrente del Golfo”, la quale agevola la convenzione (quindi la formazione di nubi temporalesche) e inasprisce notevolmente i contrasti termici con l’East Coast, che rimane in balia delle fredde, o meglio gelide, masse d’aria polari che scivolano lungo il bordo occidentale della circolazione depressionaria (con venti al suolo settentrionali ad ovest del minimo).
Questi contrasti termici possono daranno origine ad un estesa massa nuvolosa (con nubi cumuliformi al traverso del fronte freddo) che dall’Atlantico occidentale (dall’area dove nasce il ramo principale della “corrente del Golfo”) risale fino alle coste del New England, dal New Jersey fino al Maine, dando luogo a fitte precipitazioni diffuse su un area molto estesa, le quali tendono a dipanarsi da est o E-NE lungo il settore dell’occlusione. In questa situazione le precipitazioni, dato il campo termico nei bassi strati negativo e il contemporaneo afflusso di aria sempre più fredda da NE aspirata dalla profonda ciclogenesi che trasla davanti la costa atlantica, dovrebbero assumere carattere prevalentemente nevoso fino alle coste, dal New Jersey fino al Maine. Solo lungo la fascia costiera, tra Cape Cod e Nantucket, l’afflusso di aria un po’ più mite dall’oceano spinta dai venti di burrasca, da N-NE e NE, attivati dalla stessa depressione, le precipitazioni potrebbero tramutarsi in pioggia, con temperature sui +2°C +3°C sul livello del mare.
Ma oltre alle forti nevicate il passaggio ravvicinato di questa profonda depressione attiverà anche venti piuttosto forti, che localmente, soprattutto attorno Cape Cod, potrebbero raggiungere l’intensità di tempesta nelle raffiche più forti. Venendo alimentata lungo il suo bordo più occidentale, dalla discesa di masse d’aria molto fredde, per non dire gelide, che dal Quèbec scivoleranno verso il nord-est degli States, la depressione a carattere freddo si approfondirà notevolmente, fino a toccare, entro la nottata di domani, un minimo barico di ben 984 hpa posizionato poco a largo di Cape Cod e le coste del Massachusetts. Muovendosi poco a largo delle coste del Massachusetts, con un minimo barico di ben 984 hpa, il ciclone extratropicale genererà un forte “gradiente barico orizzontale”, particolarmente attivo sul bordo nord-occidentale del ciclone extratropicale, che innescherà impetuose burrasche da N-NE e NE lungo le coste del New England, con locali rinforzi di tempesta nel tratto di oceano antistante Cape Cod e la costa dello stato del Massachusetts, particolarmente aperta ai venti dal quadrante nord-orientale. Proprio in oceano i venti molto forti dai quadranti nord-orientali, presenti nel settore post-frontale, a seguito del fronte freddo principale, raggiungeranno picchi di oltre i 90-100 km/h, con possibili raffiche di picco fino a 110 km/h nell’area ove si collocherà il massimo “gradiente barico”, che dovrebbe localizzarsi al traverso di Cape Cod.
Durante il pomeriggio di domani, e la successiva serata, con il graduale spostamento verso nord-nord/est del profondo ciclone extratropicale a carattere freddo, un “gradiente barico orizzontale” molto stretto, con isobare ravvicinate fra loro, continuerà a rimanere chiuso fra il Massachusetts, la parte orientale del New Hampshire, il Maine e le coste meridionali dell’isola canadese della Nuova Scozia, agevolando una notevole intensificazione dei venti da N-NE e Nord, che potranno toccare punte di oltre i 75-80 km/h, anche se in località particolarmente esposte come Cape Cod o sull’isola della Nuova Scozia le forti raffiche oltrepasseranno localmente la soglia dei 90-100 km/h, creando non pochi disagi. Venti di questa intensità sono in grado di spezzare i rami degli alberi provocando delle interruzioni nella distribuzione dell’energia elettrica. Inoltre i venti intensi, spazzando aree già ben innevate, determineranno anche il cosiddetto fenomeno dello “scaccianeve basso”, i turbini di neve sollevati dalle forti folate di vento (che superano i 60 km/h) che causano delle drastiche riduzioni della visibilità orizzontale, rendendo disagevoli i trasporti aeroportuali, ferroviari e stradali.
Su molte strade il transito degli autoveicoli verrà reso molto difficoltoso dalla scarsa visibilità orizzontale. Lo “scaccianeve” sarà presente su molte aree del Massachusetts, inclusa la stessa città di Boston, New Hampshire e Maine fino al pomeriggio di mercoledì 28, causa l’insistenza del fitto “gradiente barico orizzontale” che terrà in vita una intensa ventilazione da Nord, in successiva rotazione a N-NO e NO, attenuandosi sensibilmente. I forti venti nord-orientali, inoltre, origineranno anche forti mareggiate da “mare vivo” che flagelleranno le coste del Massachusetts, con onde che potranno superare anche i 5-6 metri di altezza. Le ondate furiose accelereranno il fenomeno dell’erosione nei tratti costieri già precedentemente vulnerati dal passaggio di altri intensi “Nor’easter”.
