L’osteopatia foniatrica è un particolare ed innovativo ramo dell’osteopatia, in Italia ancora poco conosciuto; la pioniera in questo tipo di terapia è un’ italiana, Valentina Carlile
Curare la voce con le mani? Si può. Non è questione di magia, ed altre pratiche dell’occulto più o meno improbabili, né miracolose proposte di fantomatici santoni della guarigione: è pura scienza, è medicina. Valentina Carlile, è un’osteopata italiana, la pioniera dell’osteopatia foniatrica anzi, divenuta celebre nello star system delle ugole d’oro perché è stata la prima che ha sperimentato le tecniche tipiche dell’osteopata per curare i problemi della voce. Ha provato che manipolando alcune parti del corpo, l’ apparato fonico ne trae beneficio guarendo da possibili e diversi disturbi che colpiscono la voce. La sua carriera è iniziata quasi per caso, quando è stata chiamata dal vocal coach di un’artista da centinaia di milioni di dischi venduti in tutto il mondo e ricorda quel momento così: “Quando ho scoperto chi era ho rischiato l’infarto” ha dichiarato così l’esperta in un’ intervista rilasciata ad Adn kronos. Protagonista poi di un passaparola che l’ ha resa famosa tanto da essere voluta da cantanti, attori, speaker radiofonici, soprannominata ormai la guaritrice delle voci.
La sua intuizione è nata nel 2002 quando ricorda “collaboravo a un progetto di ricerca sulle disfunzioni dei ballerini al Berklee College of Music di Boston, all’American Ballet e alla Juilliard di New York. Andavo a prenderli in sala prova e spesso, mentre li aspettavo, assistevo alle prove. Un giorno mi sono resa conto che se seguivano le lezioni di canto stando fermi in piedi, oppure mentre si esercitavano nel musical, la voce cambiava. Subito mi si è accesa una lampadina nella testa”. Il principio cardine su cui si fonda l’osteopatia infatti è quello che “ogni singola parte del corpo è in grado di interagire con l’insieme dell’organismo attraverso il movimento” e dunque, secondo lei, valeva anche per le strutture che controllano la voce. Un campo non nuovo per l’osteopatia quello della voce “in tanti approcciano i problemi vocali, ma lavorano su respirazione e diaframma”. L’esperta italiana ha invece aperto la strada per una collaborazione a tutto tondo con fonochirurghi, logopedisti e fisioterapisti.
Dalle balbuzie agli errori di pronuncia , da raucedine, cali o alterazioni della voce , problemi che possono derivare da difetti di conformazione, traumi chirurgici o psicogeni, malattie varie, periodi della vita, abitudini scorrette, sforzi eccessivi. Nel caso delle donne poi anche la menopausa, e la sindrome premestruale, possono agire sulla voce rendendola meno brillante e trasparente: una vera minaccia per quelle donne che fanno della voce il loro strumento di successo e lavoro. L’osteopatia foniatrica può contribuire a trattare agendo quindi “esteriormente” al problema. Valentina dichiara che “dopo avere strutturato e definito negli Stati Uniti questo tipo di approccio ai problemi della voce artistica, ho provato a importarlo in Italia. Ho contattato case discografiche e vocal coach, anche di vari artisti che già stavo seguendo perché si erano rivolti a me. Ho spiegato la mia attività e il contributo che poteva dare nel quadro complessivo degli interventi contro alcuni disturbi. All’inizio tutte le porte a cui ho bussato sono rimaste chiuse, però il passaparola fra gli artisti non smetteva”.
Cerchiamo però di entrare maggiormente nel problema e capire come le mani, agendo sul corpo dunque dall’esterno, possono risolvere i problemi della voce. “L’ostepatia – risponde l’esperta – è una medicina non convenzionale che, tramite la manipolazione dei tessuti, può innescare i processi di autoguarigione di cui l’organismo è dotato per natura. E poiché ogni singola parte del corpo interagisce con l’insieme attraverso il movimento, tecniche manuali in grado di correggere i disequilibri e di ripristinare le condizioni fisiologiche del movimento possono produrre benefici sulla salute. Anche su quelle della voce, spesso compromessa da cattivi rapporti articolari e tissutali delle strutture che stanno ‘attorno’ al sistema laringeo o che con esso interagiscono anche da lontano. La terapia riesce ad arrivare a buoni risultati nella fase rieducativa e post-chirurgica in caso di ernie cervicali, operazioni alla tiroide, noduli alle corde vocali o edema di Reinke” . I rischi dunque per chi lavora con la voce sono sempre dietro l’angolo, spesso causati anche dal fatto stesso che la si utilizzi troppo spesso, l’esperta infatti ha detto che “il continuo utilizzo dello strumento in maniera fine e molto spesso in condizioni non agevoli. Pensiamo ad esempio a un tour mondiale in cui si cambia città, temperatura, fuso orario e clima ogni due giorni. Sono tutti fattori che possono abbattere la resistenza degli artisti. E per un professionista della voce, perderla anche solo per un breve periodo significa contratti che saltano, scalette che slittano, intoppi importanti”. In questi casi per metterci ‘una pezza’ in fretta si ricorre a “dosi massicce di cortisone, che però alla lunga indurisce e secca le corde vocali, alterando la qualità della voce”. Ebbene ” è risultato che un’assistenza ogni 15 giorni per tre sedute consecutive permette all’artista di dimezzare l’uso di antinfiammatori, cortisonici o meno. Un risultato che, nel lungo periodo, significa la possibilità di mantenere la stessa qualità di voce per più tempo e quindi di avere una carriera più longeva” . Valentina inoltre è impegnata in prima linea per la lotta affinchè l’osteopatia in Italia sia riconosciuta come professione sanitaria, indipendente. “Questo traguardo non è ancora stato raggiunto e ciò rappresenta un limite non solo nei rapporti con i pazienti, ma anche dal punto di vista della ricerca. Gli studi che porto avanti sono tutti sostenuti da finanziamenti privati. Quest’anno sono riuscita a entrare nella Voice Foundation con sede a Philadelphia, il che mi mette a contatto con scienziati e associazioni internazionali e potrà aprirmi nuove strade scientifiche.” Tra i filoni d’indagine sviluppati dall’esperta ci sono ad esempio il ruolo dei traumi da parto nella balbuzie dei bambini. La sua ricerca dunque non si arresta a sanare le ugole d’oro dei vip dello star system. L’osteopatia in Italia purtroppo è un ramo medico ancora troppo sottovalutato, ed i risultati ottenuti da Valentina dovrebbero accendere un campanello d’allarme nelle nostre Istituzioni; l’osteopatia e nel particolare l’osteopatia foniatrica potrebbero diventare metodi di cura e terapia infallibili. Purtroppo per fare questo occorro investimenti nella ricerca, che ad oggi sono pressocchè nulli da parte della mano pubblica ed ancora troppo esigui da parte della mano privata.