Fare impresa di successo oggi? Sembra una realtà ormai lontana. Con la costante aria di crisi e la crescente sfiducia degli investitori per il mercato imprenditoriale italiano, sembra che la lontana ancora di salvezza dell’ investimento privato si è anch’essa offuscata. Ad oggi, gli unici settori in continua crescita, ancora capaci di attrarre capitali anche esteri, sono quelli legati all’Hi-tech ed al campo informatico. In realtà, si sta facendo sempre più strada un tipo di impresa fino a pochi anni fa poco conosciuto, che inizia a far gola ai grandi capitali privati: il settore dell’Health Care. Fino ad un decennio fa, quando si parlava di sanità, ci si riferiva inevitabilmente al servizio pubblico nazionale.

Certo è che il settore presenta buone prospettive di crescita puntando sull’espansione del mercato globale, in cui le aziende sanitarie stanno investendo massicciamente. Il 65% delle aziende dichiara di avere iniziato a operare negli ultimi 18 mesi in nuovi mercati esteri rispetto al proprio paese di origine, in un’ottica di espansione della propria base clienti e incremento dei ricavi. Anche lo Stato sembra appoggiare largamente le iniziative delle aziende health care italiane, anzi, sono stati studiati appositamente alcuni interventi per favorire questo nascente settore affinché diventi da traino per l’occupazione e non solo, interventi concretizzati nella Legge di Stabilità 2015. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan l’ha definita “un provvedimento equilibrato e con importanti misure volte a stimolare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”. Gli interventi a favore riguardano il costo del lavoro e delle agevolazioni fiscali per le attività di ricerca e sviluppo. La legge prevede uno sconto Irap sul costo del lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato ed un bonus ricerca con credito d’imposta al 25% sulla media degli investimenti degli ultimi tre anni (incrementali rispetto al passato) agevolazione di cui poterne beneficiare fino al 2019. Il credito d’imposta è riconosciuto fino a un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di R&S pari a 30 mila euro.
Non mancano inoltre, importanti iniziative e progetti su cui le già esistenti imprese health care intendono concentrarsi ed investire, per rendere sempre più qualitativamente alto il livello dei propri servizi e per facilitarne la fruizione al paziente. Ad esempio, si sta progettando la gestione della malattia cronica del paziente da casa, telemonitorato ed assistito in modo remoto. Ciò corrisponderebbe anche ad un alleggerimento dei numeri impressionanti di ricoveri che spesso minano al livello qualitativo della cura e dell’assistenza prestata negli ospedali. Ciò di riflesso permetterebbe di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, migliorandone l’efficienza sotto più aspetti. Inoltre, ciò permetterebbe al paziente di giovare dell’impatto psicologico positivo che l’ambiente familiare assicura rispetto alla degenza in ospedale, e riduzione delle possibili infezioni contratte dai pazienti cronici già molto a rischio.
Tutto ciò può essere reputato immorale nella società italiana che oggi tanto morale non pare essere? Come tutte le imprese, anche queste sono orientate a vendere i propri prodotti, dunque vittime del circuito mercato con tutti i suoi pro e contro: concorrenza, pubblicità, promozione, visibilità, investimenti, ricavi e costi. Ma è pur vero che ognuno ha il diritto di decidere sulla propria salute. Rientra dunque nelle prerogative dei pazienti scegliere come e dove curarsi; che la sanità sia pubblica o privato, gratuita o a pagamento, purché essa permetta sempre ed in ogni caso che sia rispettato un diritto costituzionalmente garantito, cioè il diritto alla salute del paziente.