Il mistero di Beethoven: alcune delle sue composizioni richiamano i ritmi della frequenza cardiaca?

Secondo alcuni studiosi, il compositore austriaco si ispirava al “suono interno” delle sue aritmie cardiache per comporre il ritmo delle sue opere

Ludwig Van BeethovenTre ricercatori, un musicologo, un cardiologo e uno storico della medicina dell’University of Michigan e dell’University of Washington affermano che le composizioni del celebre Beethoven sarebbero state influenzate dall’andamento dei suoi battiti cardiaci, aritmie di cui il compositore purtroppo soffrì durante la sua vita. La tesi, pubblicata sulla rivista Perspectives in Biology and Medicine, sostiene che la sordità del compositore amplificasse internamente il “suono interno” dei suoi battiti cardiaci che, a causa dell’aritmie frequenti di cui soffriva, gli suggerivano verosimilmente i ritmi delle sue composizioni.  L’ esistenza del compositore è stata costellata da una moltitudine di patologie, più o meno veritiere: asma, colon irritabile, malattie renali ed altri disturbi fisici. Sicuramente, la patologia che forse ha caratterizzato la creazione dell’icona del mito della musica classica è stata di certo la sua sordità che lo ha afflitto fin dalla giovinezza. Proprio a fronte del suo difetto uditivo, davvero inusuale per un musicista ( si potrebbe pensare che è impossibile costruire la carriera di compositore), ha fatto si che molti ricercatori studiassero il fenomeno della sordità in relazione alla possibilità di elaborare dei ritmi.

Proprio i ricercatori citati prima, hanno avanzato la teoria che certi motivi ritmici nella sua musica siano una trasposizione di irregolarità del ritmo cardiaco di cui è probabile, se non certissimo, che il musicista soffrisse. I ricercatori hanno basato la loro analisi su diverse sonate del compositore austriaco, in particolare nella sonata per pianoforte, l’opus 81a, sia stata fortemente influenzata dal ritmo dei battiti cardiaci del musicista che a causa della sua sordità che lo isolava dal mondo, sentiva in modo accentuato. Il ritmo della sonata è galoppante e sincopato, ricordano le così dette extrasistoli, cioè quando il cuore ha un battito anticipato seguito da una pausa. Ulteriore elemento che avvalora questa tesi, secondo i ricercatori, è anche l’opus 130, in cui a metà partitura, il ritmo cambia drasticamente e che lo stesso Beethoven nel suo spartito appuntò “beklemmt”, in tedesco, che significa “con il cuore pesante”, quindi probabilmente ispirato dall’amplificazione dei suoi battiti e dunque dal suo ritmo interno cui lo stesso si sarebbe ispirato. Lo studio, seppur realizzato su dati autorevoli, ha alimentato una corrente di scetticismo al riguardo, anche perché spesso i titoli ed le annotazione che il musicista faceva nei suoi spartiti, come nella precedente “beklemmt”, potrebbero essere invece solo scelte linguistiche che rispecchiamo l’emozione ed il sentimento che la musica deve suscitare nell’ascoltatore.