Neve oltre i 400 metri di quota, strade bloccate, venti fino a 110 chilometri orari e onde alte fino a cinque metri che hanno provocato la chiusura dei porti libanesi: l’ondata di maltempo che negli ultimi due giorni si e’ abbattuta sulla regione mediorientale – con nevicate anche a Gerusalemme – e’ una delle peggiori degli ultimi anni, e aumenta drammaticamente i disagi per i milioni di profughi del conflitto siriano, in patria o ospitati in ricoveri di fortuna nei Paesi limitrofi. Stamane Damasco si e’ svegliata sotto 15 centimetri di neve, mentre sono state imbiancate diverse altre regioni, nel nord e nel sud della Siria, dove continuano i combattimenti.
Secondo le previsioni, il maltempo dovrebbe continuare anche domani, mentre un miglioramento e’ atteso solo verso la fine della settimana. Un allarme e’ stato lanciato anche per possibili inondazioni provocate dai torrenti nelle valli. All’interno del Paese sono oltre 6 milioni gli sfollati, mentre altri 3 milioni hanno trovato rifugio nei confinanti Iraq, Giordania e Libano. La situazione appare particolarmente precaria nel Paese dei Cedri, dove non sono stati allestiti campi attrezzati e i profughi trovano rifugio spesso in alloggi di fortuna o accampamenti sorti spontaneamente. In Libano, dove la perturbazione in atto e’ stata chiamata Zina, molte strade anche intorno a Beirut sono bloccate a causa della neve e tutte le scuole sono chiuse oggi e domani. Disagi sono provocati anche da frequenti black-out nell’erogazione di energia elettrica. La rappresentante in Libano dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), Ninette Kelley, ha detto che l’organizzazione sta affrontando un’enorme sfida logistica per assicurare l’assistenza necessaria a circa un milione di profughi nel Paese, distribuendo stufe, coperte, denaro e buoni per l’acquisto di carburante per il riscaldamento.