Le superfici coltivate hanno raggiunto 181,5 milioni di ettari, 6 milioni in più rispetto all’anno precedente, il presidente di Assobiotec dichiara “se vogliamo un ruolo di primo piano nel mercato agricolo mondiale non possiamo stare fermi a guardare gli altri paesi”

“Se vogliamo giocare un ruolo di primo piano nel mercato agricolo mondiale – sostiene Sidoli – non possiamo perdere l’ennesimo treno di innovazione, stando fermi a guardare gli altri paesi, che, dopo essere partiti, prendono sempre maggiore velocità”. Secondo l’ISAAA, nel 2014 le superfici coltivate con piante geneticamente modificate hanno raggiunto 181,5 milioni di ettari, 6 milioni in più rispetto all’anno precedente. Divenendo prassi abituale per 18 milioni di agricoltori in 28 paesi”. “L’utilizzo delle agrobiotecnologie – afferma il Presidente di Assobiotec – continua a crescere perché da un lato incrementa le rese dei terreni e quindi la disponibilità di cibo, dall’altro riduce i costi di produzione per gli agricoltori, traducendosi in un elemento di calmieramento dei prezzi dei prodotti agroalimentari a favore dei consumatori finali. Inoltre, è evidente l’importanza che queste tecnologie hanno anche ai fini del miglioramento delle produzioni agricole non rivolte al consumo alimentare. Pensiamo, per esempio, a coltivazioni da destinare alla produzione di biocarburanti e bioprodotti”. Ma, a minare con le parole di Sidoli sono i recenti sviluppi in ambito europeo e soprattutto nazionale in merito alla coltivazione di organismi geneticamente modificati nel nostro paese, a seguito della decisione del Governo di qualche giorno fa. “Purtroppo – conclude Sidoli – la recente decisione del governo italiano di proibire nel nostro Paese la coltivazione di organismi geneticamente modificati, insieme alle modifiche che l’Unione europea si accinge ad approvare in materia di autorizzazione alla coltivazione, ci allontanano dal mondo e privano la nostra agricoltura di una leva di innovazione fondamentale per competere nei mercati internazionali”.