La “porta dell’Inferno” è nel deserto di Karakum, in Turkmenistan

Circa i ¾ del territorio del Turkmenistan è occupato dal deserto del Karakum, una zona molto ricca di risorse naturali

DERWEZEIl Turkmenistan è una repubblica post-sovietica dell’Asia Centrale che si affaccia sul Mar Caspio, a nord dell’Iran, grande più di una volta e mezzo l’Italia ma con un dodicesimo della sua popolazione, poco più di 5 milioni di abitanti. Circa i ¾ del territorio del Turkmenistan è occupato dal deserto del Karakum, una zona molto ricca di risorse naturali e soprattutto di gas naturali, di cui ha le riserve maggiori del mondo dopo Russia e Iran. Proprio qui, nel bel mezzo del deserto del Karakum, circa 260 km a nord di Ashgabat, vicino al piccolo villaggio di Derweze, si trova un cratere largo 70 metri che brucia giorno e notte, conosciuto dai locali come “The gates of Hell” , “porta dell’inferno”. Era il 1971 quando alcuni geologici sovietici indicarono il luogo come un possibile giacimento di risorse naturali.

Durante le loro esplorazioni, infatti, si imbatterono in una caverna piena di prezioso gas naturale ma, sfortunatamente, il terreno sotto le trivellazioni collassò all’improvviso,  lasciando questa grande cavità. I sovietici, per evitare la fuoriuscita di gas velenosi come il metano, decisero di innescare un incendio, convinti che, in pochi giorni, i gas sarebbero bruciati e la zona sarebbe tornata sicura. Ma le fiamme, ancora oggi, a distanza di più di 40 anni, continuano ad ardere e l’area, abitata solo da poche famiglie nomadi, è diventata una meta turistica per pochissimi stranieri che visitano il Paese. Lo scenario, che sembra uscito da un film di fantascienza o da un attacco alieno, è davvero surreale, dando il meglio di sé nelle notti oscure quando, da diversi chilometri di distanza, si può vedere un bagliore accecante che fuoriesce dal terreno.