L’assunzione di sale in dosi generose non aumenterebbe il rischio di malattie cardiache negli anziani, è quanto sostenuto da uno studio

I soggetti volontari tendevano a fare un utilizzo di sale che andava da un minimo di 1.500 milligrammi al giorno ad oltre 2.300. Ebbene gli scienziati, dopo 10anni di continuo monitoraggio dei volontari, non hanno rilevato alcuna differenza rilevante fra i soggetti che ne assumevano in abbondanza e quelli che ne facevano un uso più ridotto in relazione all’aumento del rischio di patologie cardiovascolari , problemi legati all’insufficienza cardiaca o, in taluni casi la morte.
Andreas Kalogeropoulos, assistente professore di medicina alla Emory University, avverte però che quanto rilevato dallo studio è si, importante, ma i risultati devono essere considerati con le opportune precauzioni; infatti le stime sull’assunzione di sale dello studio erano basate su un prospetto compilabile dagli stessi partecipanti, cioè sulla base di ciò che hanno dichiarato per 10 anni, cosa che non sono sempre rende i dati affidabili. Secondo Kalogeropoulos, “abbiamo bisogno di una sperimentazione clinica prima di andare in questa direzione. E in nessun modo i nostri risultati vogliono rappresentare una ‘licenza’ a consumare più sale”.
Occorrerà dunque continuare le sperimentazione in modo più mirato prima di poter del tutto scagionare il sale dall’accusa di essere il fattore di aumento del rischio di malattie cardiache nei soggetti con più di 50 anni se assunto in quantità superiori ai 1500 milligrammi quotidiani . Se anche la sperimentazione clinica arrivasse a questo risultato verrebbero smentite le affermazioni e le convinzioni della maggioranza dei medici che da sempre, raccomandano agli anziani una dose molto minima di sale a tavola.