Sono anni, per non dire decenni, che la questione riguardante il lento ma inesorabile scioglimento dei ghiacciai è di dominio pubblico, solo che evidentemente questo non è ancora bastato per scuotere veramente le coscienze. A ciò ha cercato di provvedere il fotografo Fabiano Ventura, autore del progetto Sulle tracce dei ghiacciai, allestendo una mostra dal 14 dicembre al 25 febbraio 2015 al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, a Roma, con l’intento di rendere edotte e consapevoli quante più persone possibili circa la reale emergenza che il pianeta Terra sta vivendo, attraverso la messa a confronto di immagini storiche di ghiacciai in Alaska, Caucaso e Karakorum con scatti effettuati nella stessa situazione e dallo stesso punto durante le sue spedizioni.
Il famigerato effetto serra attanaglia il nostro pianeta da molto tempo, portando con sé quale conseguenza principale, l’aumento impercettibile ma costante delle temperature, essendosi registrato, per la precisione, un aumento pari a 0,8 °C rispetto al 1880.
Roman Motyka dell’UFA (University Fairbanks Alaska), ha dichiarato che la sola disgregazione della calotta di Glacier Bay, in Alaska, ha comportato una perdita di 3.450 chilometri cubi di ghiaccio, che equivale ad un innalzamento degli oceani di circa 1 centimetro.
Altre distese di ghiaccio trovantesi in Asia centrale e in Sud America hanno subito gli stessi disastrosi effetti.
Secondo la Environmental protection agency degli Stati Uniti, dalla metà degli anni Quaranta al 2012 i ghiacciai del mondo sono diminuiti di oltre 27 metri di acqua equivalente con un’accelerazione negli anni Settanta.
Il rapporto sullo stato del clima 2013 pubblicato dalla American Meteorological Society ha certificato questo stato di cose: la Terra sta andando incontro ad un riscaldamento globale ed il 2013 è stato uno tra gli anni più caldi in assoluto.
“Il nostro pianeta sta diventando un luogo sempre più caldo” ha detto Kathryn Sullivan, numero uno dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA).
In tutto questo sulla condotta dell’uomo grava una forte e riconosciuta responsabilità, se si pensa, ad esempio, che da un’analisi degli ultimi vent’anni emerge che i ghiacci si sono sciolti per “colpa umana” con una probabilità del 69% (come riporta un articolo uscito per la rivista Science ad agosto 2014).
