Le campane domani suoneranno per ricordare il devastante terremoto della Marsica ed il dramma di un territorio che fece fatica a tornare a vivere
A cento anni dal sisma che devasto’ la conca del Fucino, causando oltre 33 mila morti, le campane dei 37 Comuni della Marsica coinvolti suoneranno domani alle 7.52, per commemorare le vittime: e’ una delle iniziative in occasione del centenario per riscoprire il dramma di un territorio che fece fatica a tornare a vivere, anche a causa di una ricostruzione lenta e problematica, oscurato pochi mesi dopo dall’ingresso dell’Italia in guerra. L’allarme venne dato 11 ore dopo la scossa – avvenuta alle 7.52 del 13 gennaio 1915 – e i primi soccorsi arrivarono all’ alba del giorno successivo, anche se la mancanza di informazioni precise causo’ confusione. Tra i primi ad arrivare fu san Luigi Orione, che requisi’ un’auto al re Vittorio Emanuele III – giunto in visita nei luoghi della tragedia – per trasportare i bambini rimasti senza famiglia verso luoghi piu’ sicuri; testimone dell’ episodio fu un adolescente illustre, Ignazio Silone, che lo riferi’ in ‘Uscita di sicurezza’ (1965). Le statistiche ufficiali parlano di 32.610 vittime, di cui 10.700 ad Avezzano su una popolazione di 13 mila; almeno altre tremila persone sono morte per le malattie e gli stenti nei mesi successivi. La maggior parte dei feriti venne trasferita negli ospedali romani, mentre la ‘Casa Famiglia Regina Elena’ accolse tutti gli orfani e, nei giorni successivi, venne subissata di richieste da parte dei genitori che non riuscivano a rintracciare i loro figli. Numerosi paesi, completamente distrutti, dovettero essere ricostruiti in altri siti, perdendo gran parte della loro popolazione. Fino all’aprile del 1917 il Genio Civile aveva demolito 3.913 case, puntellato 3.384 edifici e riparato altri 5.027. Le baracche di varia tipologia costruite, erano 21.225, alle quali si dovevano aggiungere 1.952 ‘casette antisismiche’. Nonostante questo sforzo, la ricostruzione fu ostacolata da vari elementi: la crisi economica del dopoguerra porto’ a una consistente lievitazione dei costi delle materie prime per l’edilizia e della mano d’opera, mentre risultava complessa l’attuazione dei piani regolatori e difficile l’acquisto dei terreni, a causa di speculazioni. Domani mattina, in concomitanza con i rintocchi delle campane, un gruppo di escursionisti accendera’ dei fumogeni tricolori sul Monte Velino a quota 2.486 metri; alle 17 ci sara’ una messa solenne di commemorazione nella Cattedrale di Avezzano, presieduta dal vescovo delle diocesi dei Marsi, Pietro Santoro, e concelebrata dagli Arcivescovi e dai Vescovi dell’ Abruzzo e del Molise, di Ascoli Piceno, di Rieti, di Sora. “Queste iniziative – afferma il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, che ha organizzato un calendario di eventi – rappresentano un’occasione preziosa per accelerare il percorso di sensibilizzazione sul rischio sismico su vasta scala”. Secondo il presidente del Consiglio d’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio “ancora una volta le istituzioni democratiche hanno dato segno e senso dopo questo tragico evento di ricostruire un territorio, la Marsica, e i comuni del reatino e del frusinate che sono diventati un territorio oggi accogliente e sicuro”.
