Originariamente pensata per il monitoraggio della Terra, sorveglierà il vento solare in modo da poter prevedere eventuali tempeste magnetiche

La missione Dscovr – frutto della collaborazione tra Nasa, US Air Force e National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l’agenzia americana che si occupa di tutto ciò che ha attinenza con il clima – spiega Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di Astrofisica – fu originariamente pensata per il monitoraggio della Terra. Benché sia effettivamente equipaggiata anche con il telescopio Epic per l’osservazione di svariati fenomeni che avvengono nell’atmosfera terrestre, per essere approvata la sonda è stata completamente riprogettata come osservatorio solare. Lo scopo principale del Deep Space Climate Observatory è dunque l’osservazione continua del vento solare, in particolare a supporto delle attività dello Space Weather Prediction Center della Noaa, incaricato di fornire previsioni e avvisi di allarme quanto più precoci possibili riguardo a tempeste geomagnetiche in avvicinamento alla Terra.
Il vento solare – cioè, il flusso di elettroni e protoni elettricamente carichi che viene rilasciate dal l’atmosfera superiore del Sole – è una costante nel nostro Sistema Solare e, in generale, non rappresenta una preoccupazione per le attività umane. Tuttavia, a volte possono verificarsi sul Sole grandi esplosioni che innescano un forte flusso di vento solare. Se il flusso è diretto verso la Terra può dare origine a una vera e propria bufera magnetica.
Per svolgere al meglio il suo dovere di guardiano, Dscovr andrà a stazionare lontano, a circa un milione e mezzo di chilometri dalla casa madre, nel punto lagrangiano primo(L1), un’orbita di equilibrio a gravità neutrale tra la Terra e il Sole. Un punto di osservazione dove si trovano già altre due sonde solari della Nasa: Soho e Ace (Advanced Composition Explorer, le cui funzioni verranno sostanzialmente soppiantate dalla nuova missione).
Da questa posizione Dscovr potrà inviare allarmi anticipati, tra 15 e 60 minuti prima che un’onda d’urto di vento solare o una bolla di plasma eruttata dalla corona solare raggiunga la Terra.
Sembra poco tempo, ma gli scienziati ritengono che queste informazioni saranno essenziali per la preparazione alle emergenze e – ad esempio – mettere in stand-by le apparecchiature più a rischio. I dati aiuteranno anche a migliorare le previsioni su dove una tempesta geomagnetica avrà un impatto più rilevante.
Il costo della missione si aggira attorno ai 100 milioni di dollari. Un prezzo che – sottolinea Media Inaf – è sembrato ragionevole a fronte dei rischi calcolati. Un rapporto realizzato dal National Research Council e riportato dalla rivista “Universe Today” ha stimato che il recupero tecnologico conseguente alle tempeste geomagnetiche più estreme potrebbe richiedere fino a una decina di anni e potrebbe costare ai contribuenti tra 1 e 2 trilioni di dollari.
