L’ospedale di Lunsar è rimasto vuoto per circa un anno, a causa della paura del virus Ebola

E’ rimasto chiuso fino a pochi giorni fa, ma da lunedi’ riaprira’ i battenti e gia’ in tantissimi, a partire da donne in gravidanza e bambini, sono in attesa di poter varcare quella ‘porta della speranza’. E’ l’ospedale di Lunsar, in Sierra Leone: rimasto vuoto per circa un anno, a causa della paura del virus Ebola, ora sta per ‘rinascere’, grazie ai Medici con l’Africa Cuamm, che i locali chiamano ‘i medici della Savana’, quelli cioe’ in prima linea nelle zone piu’ interne e remote. Proprio per riavviare le attivita’, da poco piu’ di una settimana e’ arrivato a Lunsar Vincenzo Riboni, chirurgo del Cuamm, con una lunga esperienza in Africa: ”Con l’emergenza Ebola, l’ospedale ha smesso di funzionare e sono venute meno tutte le attivita’ chirurgiche, ambulatoriali, di ostetricia e pediatria. Tanti sono morti a causa del virus ma tanti non ce l’hanno fatta anche perche’ tutte le cure per le altre malattie sono venute meno. Lunedi’ – dice soddisfatto – riapriremo tutte le attivita’, ma inizialmente lavoreremo con un numero ridotto di pazienti, anche se l’ospedale ha un totale di 151 posti letto. Al momento, riprendiamo a lavorare con un team di 50 infermieri e 4 medici e con questi numeri siamo pronti a ricominciare”. Il punto, spiegano dal Cuamm, e’ che accanto alle perdite dirette di Ebola ci sono gli effetti indiretti, i danni collaterali dell’epidemia, che in questa fase del ‘post Ebola’ emergono con forza e richiedono urgenti risposte. Tra le ‘vittime’, infatti, vi e’ proprio il sistema sanitario sierraleonese, con vari ospedali e i centri di salute che in questi mesi hanno chiuso anche per le pesanti perdite di personale sanitario e per la paura, lasciando intere popolazioni prive della possibilita’ di accesso ai servizi sanitari di base. L’ospedale di Lunsar, nel distretto occidentale di Port Loko, e’ tra questi. Gestito dall’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, serve abitualmente una popolazione di oltre 500.000 persone ed e’ un riferimento anche per i paesi limitrofi, come Guinea e Liberia. Da agosto 2014 e’ stato chiuso due volte, la prima su indicazione del Ministro della salute della Sierra Leone, la seconda il 22 settembre a seguito dal contagio di Brother Manuel Garcia Viejo, il medico missionario spagnolo rimpatriato e poi deceduto. Da qui la sfida del Cuamm, che nel vicino distretto di Pujehun e’ gia’ riuscito a mantenere sempre aperto un altro ospedale e a contenere le perdite. Nei mesi di chiusura di Lunsar, dice il chirurgo volontario, ”si stima che siano morti per complicanze da parto, in mancanza di qualunque assistenza, circa 300 tra madri e bambini. E’ importante riaprire in fretta. La gente – sottolinea – ora ha grande fiducia in noi e meno paura, si aspetta tanto”. Insomma, afferma don Dante Carraro, direttore del Cuamm, ”ci troviamo a gestire una seconda emergenza, quella di riprendere in mano e sostenere un sistema sanitario che gia’ prima dell’epidemia era fragilissimo”. Fortunatamente, i casi di Ebola in Sierra Leone (ad oggi si registrano in totale 9.177 vittime e 22.894 casi) si sono ridotti notevolmente ma, anche a fronte della riapertura delle altre attivita’ sanitarie, l’allerta resta alta: ”Sara’ davvero tutto finito – avvertono i ‘medici della Savana’ – solo quando si registreranno zero casi per almeno un mese”.