Uno studio ha dimostrato che il cervello umano distingue gli esseri viventi dagli oggetti in modo rapidissimo e automatico, indipendentemente dalla nostra volontà

“Il cervello analizza e discrimina rapidamente gli animali dagli oggetti inanimati, indipendentemente dalla volontà del soggetto o dalle circostanze”, spiega Alberto Zani dell’Ibfm-Cnr, che coordina il gruppo. “Questo comportamento riflette probabilmente meccanismi biologici radicati nel cervello ed evolutisi per rispondere alla necessità di distinguere, in una frazione di secondo, un animale nascosto in un ambiente visivamente complesso o un esemplare inoffensivo da uno pericoloso per l’incolumità umana. Di solito nell’essere umano la vista è guidata dall’attenzione e, se quest’ultima manca, le informazioni sfuggono alla nostra consapevolezza, ma questo processo non riguarda gli animali, ai quali è riservato un sistema di monitoraggio automatico”.
Che il cervello distingua prioritariamente gli animali dagli oggetti era già noto, ma sempre nell’ambito di compiti che richiedevano di discriminare volontariamente i primi dai secondi e uno studio del gruppo Ibfm-Cnr e Bicocca del 2012 aveva riconfermato questa realtà.”Ciò che non era noto è che, anche quando non dobbiamo distinguere volontariamente esseri viventi e non viventi, il nostro cervello lo fa in modo automatico e al di fuori della nostra volontà cosciente, non si sapeva cioè dell’esistenza di regioni e processi specifici per l’elaborazione prioritaria involontaria degli animali nella corteccia visiva”, precisa il ricercatore dell’Ibfm-Cnr. “Molto probabilmente, ciò dipende dal fatto che il cervello coglie le informazioni sensoriali più ‘omomorfe’, caratterizzate da un volto con occhi e bocca e dagli arti, tipiche degli animali, rispetto a quelle con fattezze più squadrate e lineari, quali gli oggetti. Conseguentemente, l’informazione raccolta attraverso la vista e i sensi ha un accesso ‘facilitato’ alla rappresentazione mnemonica delle prime, determinando risposte più veloci che per le seconde”.
“La straordinaria precocità dell’effetto suggerisce come l’immagine degli animali abbia uno status speciale per il nostro cervello che si manifesta fin dalla più tenera età, come dimostra la particolare
attrazione che i bambini manifestano per gli animali e per tutto ciò che vi assomigli, da Peppa Pig a Topolino, fino ai peluche”, conclude Proverbio.