
A colpire è stata soprattutto la novità dell’evento, in un paese dove i terremoti sono molto meno frequenti che in Italia, e concentrati nella fascia meridionale mediterranea, e dove la maggior parte della popolazione non ne aveva mai avvertito uno in vita sua. Una fortuna quella della Spagna, di avere menò pericolosità sismica, che in certi casi si traduce in sfortuna quando l’assenza di “memoria storica” rende la popolazione più vulnerabile ad eventi di questo tipo, come accaduto a Lorca nel 2011.
Il massimo grado di intensità nella scala EMS (Scala Macrosismica Europea) è stato il V, nella zona dell’epicentro, presso El Bonillo (Albacete), piccolo centro di 3000 abitanti. Allontanandosi dall’area epicentrale l’intensità è stata del IV grado in molte aree sud della Castiglia e La Mancia (“la scossa viene avvertita distintamente da molte persone nelle case, vibrazione moderata”). A Madrid, dove la scossa è stata avvertita distintamente in alcune zone, in particolare nei piani alti delle case e in zone situate su sedimenti fluviali recenti, l’intensità ha raggiunto il III grado nella scala EMS.
Bisogna ricordare che nella percezione dell’intensità di un terremoto entrano diversi fattori, fra cui certamente la magnitudo e la profondità a cui si verifica il sisma, ma anche ad esempio il tipo di terreni attraverso i quali le onde sismiche si propagano. Le aree alluvionali, formate ad esempio da sedimenti fluviali o lacustri non consolidati, sono quelle in cui le onde sismiche vengono amplificate maggiormente. Mentre le aree con sedimenti consolidati, o formati da roccia, le onde in generalmente non subiscono amplificazioni. È per questo che risulta di fondamentale importanza la cosiddetta microzonazione sismica, uno studio del territorio portato avanti da geologi, che delimita le aree (che possono anche essere molto piccole) in cui le onde sismiche subiscono amplificazioni. In questo modo si possono prevenire danni importanti alle infrastutture ed ovviamente mettere al riparo da rischi la popolazione locale.