“Siamo abituati a vederci citati per quanto sappiamo fare nel contribuire all’avanzamento della scienza e del benessere del Paese e ci addolora vederci oggetto di notizie riguardanti una vicenda di presunta truffa che coinvolge uno dei nostri 13 istituti”. Lo afferma in una nota il presidente del Cnr pisano, Domenico Laforenza, commentando lo scandalo che ha travolto l’istituto di fisiologia clinica con un suo ex funzionario accusato di avere creato false convenzioni per ottenere finanziamenti dalla casa madre romana producendo un ‘buco’ milionario. Ma e’ proprio l’indagato, Marco Borbotti, ex responsabile dell’ufficio entrate e contratti a giocare d’anticipo e a scegliere di difendersi attaccando e raccontando, in un’ intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Nazione, che “chiedere l’anticipo per i progetti di ricerca era facile e nessuno controllava”. Che qualcosa nel sistema dei controlli non abbia funzionato appare evidente dal fatto che lui stesso, assunto come custode, abbia fatto carriera producendo un falso attestato per una laurea mai conseguita. Borbotti per quella bugia e’ stato licenziato il 10 gennaio scorso ma ora e’ anche accusato di avere ‘sperperato’ il denaro pubblico finanziando progetti di ricerca attestando false sponsorizzazioni in realta’ mai esistite. “Sono entrato al Cnr nel 2007 come custode – racconta Borbotti a La Nazione – poi ho partecipato a un bando interno che prevedeva il possesso di una laurea e ho presentato un titolo di studio falso”. Da responsabile dell’ufficio entrate comincia a gestire le ‘commesse’ per le ricerche scientifiche: “Presto mi sono reso conto che non c’era nessun tipo di controllo ne’ in fase iniziale, ne’ durante lo svolgimento del progetto, ne’ a consuntivo. E dunque ho iniziato io stesso a proporre sponsor inesistenti e a dare corso direttamente alle richieste di finanziamento scrivendo ‘urgente’ sulle pratiche. E i soldi arrivavano regolarmente”. Ma i soldi non erano per lui, assicura, sono serviti “a pagare i progetti, i ricercatori, le borse di studio, le collaborazioni con numerose universita’ e l’acquisto di macchinari all’avanguardia: con questo sistema abbiamo contribuito a far funzionare l’istituto, che era pieno di debiti. Ma ripeto nessuno controllava”. “Sul caso giudiziario – replica Laforenza – non intendo assolutamente entrare perche’ i fatti, da tempo denunciati dal nuovo direttore dell’Ifc Giorgio Iervasi sono oggetto di indagine da parte delle autorita’ competenti e quindi e’ doveroso mantenere il piu’ rigoroso riserbo: rilevo solo come Cnr e Ifc sono i primi danneggiati da questa triste vicenda e hanno compiuto tutti i passi interni ed esterni dovuti, con tempestivita’, trasparenza e correttezza. Infine, al di la’ del fatto specifico (se pur molto grave e ancora da accertare nella sua completezza negli ambiti giudiziari), come presidente dell’area della ricerca del Cnr di Pisa, sono fortemente convinto che un singolo episodio non possa e non debba adombrare la percezione degli sforzi e dei risultati quotidiani che i 1300, tra ricercatori e addetti amministrativi, fanno per far conoscere a tutti la qualita’ e l’utilita’ del nostro operato”.
“Come puo’ un uomo solo, per altro con problemi psichici, aver agito indisturbato per anni rubando dalle casse del Cnr senza che nessuno se ne accorgesse?”. Se lo chiede il deputato pisano del Pd, Federico Gelli, che e’ anche responsabile nazionale del partito, a proposito dell’inchiesta in corso al Cnr di Pisa che vede indagato un ex dipendente, Marco Borbotti, che ora ha anche dichiarato di essere sottoposto a cure psichiatriche. “Presentero’ subito un’interrogazione al ministro dell’ Istruzione, Stefania Giannini – continua Gelli – per capire come sia stata possibile una falla cosi’ enorme nel sistema di sicurezza che ha permesso a una persona che si e’ presentata anni fa al Cnr come bidello, di accedere in poco tempo ai conti di un istituto fra i piu’ eccellenti del nostro Paese mettendolo a rischio di un imminente bancarotta. E’ una notizia che lascia perplessi e sbigottiti. Mi auguro che in breve tempo emergano dall’inchiesta le responsabilita’ di chi ha permesso che si potesse compiere tale danno e si proceda per mettere in atto un sistema di controllo all’altezza dell’istituto pisano”.
