La ricostruzione del disastro dell’Airbus A320 di Germanwings: ecco perchè l’unica teoria verosimile e attendibile è quella del suicidio di Andreas Lubitz, da scartare l’ipotesi dell’attentato terroristico e ancora di più quello di un “grande complotto internazionale”

In realtà, dopo tre giorni dal disastro, l’ipotesi del suicidio del co-pilota tedesco è la più attendibile, anzi l’unica credibile. Per almeno 10 motivi, che illustriamo di seguito. Prima, però, è bene precisare le motivazioni di tali approfondimenti. La tragedia immane rimane nelle sue gigantesche proporzioni, a prescindere dal perchè sia accaduta. Chiaramente, però, è giusto interrogarsi su cosa sia successo per capirne i motivi, dare risposte ai familiari delle 150 vittime e adottare provvedimenti adeguati affinchè non si ripeta nulla di simile in futuro.
1. Il suicidio raccontato in diretta dal Cockpit Voice Recorder
In quel momento il copilota ha attivato i comandi per la discesa, un’azione che può essere solo volontaria, e sposta nella posizione ‘locked’ l’interruttore che controlla la porta e che si trova tra il suo sedile e quello del comandante per impedire al comandante di rientrare. Il comandante prova a rientrare, trova la porta chiusa, lancia numerosi appelli via interfono per accedere alla cabina ma non riceve alcuna risposta. Poi bussa in modo sempre più violento, si rende conto che l’aereo sta precipitando, utilizza l’ascia che in ogni aereo fa parte dell’apparecchiatura d’emergenza e prova a sfondare il portone blindato preso dalla disperazione, ma senza riuscirci. Nel CVR della scatola nera si sente il respiro umano di Lubitz fino al momento dell’impatto. Il copilota era vivo, non ha avuto malori, non c’era nessun altro nella cabina. Aveva deciso di suicidarsi, ha sfruttato il momento di assenza del comandante e ha portato con se’ altre 149 persone che non c’entravano nulla, senza rispondere ai contatti della torre di controllo di Marsiglia che chiedeva informazioni sull’improvviso e imprevisto calo di quota del velivolo. I passeggeri si sono resi conto di tutto quello che stava succedendo e prima di morire hanno vissuto minuti di disperazione drammatica. Gli altri apparecchi della Scatola Nera potranno confermare questa ricostruzione già molto particolareggiata, con le registrazioni di tutti i computer di bordo, ma il CVR ha già fornito tutte le informazioni utili a spiegare il disastro.
2. La perquisizione a casa di Andreas Lubitz e i clamorosi indizi sulla sua malattia
La Polizia, su ordine della procura, ha perquisito le due case di Andreas Lubitz che viveva insieme con i genitori a Montabaur ma aveva anche una casa a Dusseldorf, nella periferia della città, dove stava con la sua compagna che però sembrerebbe l’avesse scaricato da pochi giorni nonostante fosse già programmato il matrimonio per il 2016. Gli inquirenti inoltre hanno spiegato di aver fatto una scoperta “molto significativa” nella casa di Montabaur, una traccia che potrebbe spiegare cosa abbia spinto il giovane nella sua follia omicida. Il giovane, che aveva sofferto di una crisi depressiva nel 2009, secondo Bild attraversava “una crisi di vita personale”. “Volevamo cercare di vedere se riuscivamo a trovare qualcosa che potesse spiegare l’accaduto”, ha riferito al termine delle quattro ore di perquisizione un portavoce. “Abbiamo trovato qualcosa che ora analizzeremo. Non possiamo dire cosa sia al momento, ma potrebbe essere una traccia molto significativa per spiegare cosa e’ successo. Speriamo possa dare qualche spiegazione”. Il 27enne pilota tedesco già da giovane aveva sofferto della Sindrome di Burnout.
3. Perchè l’aereo è precipitato lentamente in 8 lunghi minuti e con il pilota automatico
In tanti si chiedono perchè Lubitz per suicidarsi non abbia optato per una veloce picchiata in modo da accorciare al massimo gli ultimi momenti di sofferenza, e non sono convinti dalla dinamica lunga, lenta e graduale della discesa fino allo schianto sulle Alpi. In realtà Lubitz ha calcolato questo suicidio a mente fredda, in tutti i minimi particolari, curando ogni dettaglio. Il pilota tedesco, infatti, non era materialmente ai comandi quando il suo Airbus A320 si è schiantato sulle montagne. Per non far scattare gli allarmi delle decine di sensori che analizzano ogni comportamento anomalo dell’aereo, aveva riprogrammato il pilota automatico. Lubitz con folle lucidità non ha modificato i parametri della rotta ma ha variato solo quelli della quota di volo settandoli dai normali 38.000 piedi (11.582 metri) di crociera a soli 100 piedi (33 metri) il minimo, facendo finire la corsa del jet e delle altre 149 persone a bordo molto prima, a 6.175 piedi (1.882 metri). Solo in questo modo è stato possibile aggirare i numerosi computer di bordo che avrebbero automaticamente corretto la quota se Lubitz avesse fatto altre manovre. L’Airbus 320 – infatti – è una macchina molto complessa da controllare in emergenza con ben 124 computer di navigazione programmati per correggere eventuali anomalie. Se Lubitz avesse voluto scendere in picchiata, i computer sarebbero entrati in azione sia per controllare la velocità sia per correggere la quota. Lubitz, quindi, ha agito intenzionalmente continuando a scendere progressivamente in modo deciso, ma non abbastanza da far scattare i comandi.
4. Un pilota che si suicida in volo uccidendo tutti i passeggeri: tanti precedenti nella storia, 727 morti per 11 suicidi in volo
5. Perchè in tanti si rifiutano di credere a un suicidio così barbaro
Nonostante dati certificati e ufficiali sembrano inequivocabili, in tanti si rifiutano di credere a un suicidio-omicidio così barbaro e riprovevole. In gran parte, v’è un rifiuto psicologico di credere alle cose più assurde e crudeli. Si rifiuta che la mente umana possa arrivare a volersi suicidare trascinando con se’ altre 149 persone incolpevoli, tra cui molti ragazzi e bambini, negandogli un futuro, distruggendo la vita delle loro famiglie. C’è poi chi non vuole mai credere alla verità “ufficiale” a prescindere, solo perchè è quella “ufficiale”, e da sempre credito a teorie alternative e complottiste, che però in questo caso sono tutte smontate e si sciolgono come neve al sole. Nei punti successivi ne possiamo analizzare alcune.
6. L’ipotesi attentato terroristico
In tanti hanno pensato subito all’attentato terroristico, senza che però sussistesse un solo elemento che facesse propendere in tal senso. Soltanto gli ultimi fatti di cronaca, dalla strage di Charlie Hebdo all’avanzata dell’ISIS in Libia e Tunisia, alle porte dell’Italia e dell’Europa, hanno stimolato un nesso mentale con un incidente aereo e un attentato terroristico. Il CVR della scatola nera avrebbe registrato altre anomalie nella cabina di pilotaggio. Ma soprattutto, ed è la cosa più importante, nessuno ha “rivendicato” questo “presunto” attentato. Qualsiasi organizzazione terroristica si sarebbe “inorgoglita” di aver compiuto un attentato con “successo” e immediatamente avrebbe rivendicato l’episodio assumendosene tutta la paternità, come già accaduto in tutti gli attentati terroristici della storia.
7. Ipotetici terroristi (?) avrebbero schiantato l’aereo su ben altri obiettivi
Inoltre bisogna evidenziare come qualsiasi terrorista avrebbe utilizzato l’aereo come “missile umano” scagliandosi contro obiettivi sensibili, rappresentativi o popolosi (come accaduto l’11 settembre negli USA), senza “limitarsi” a uccidere 150 persone tra le montagne. L’ipotesi terroristica non regge, da una parte per l’assenza di qualsiasi prova, indizio o indicazione in tal senso, dall’altra anche dal punto di vista logico e assolutamente teorico.
8. Il “grande complotto internazionale”, la Merkel e Hollande subito sul posto “come a scusarsi”
Chi non riesce proprio ad accettare l’ipotesi del suicidio di Andreas Lubitz si attacca a tutto, additando Hollande e la Merkel di aver inscenato un “grande complotto internazionale”. In realtà – pur volendo dare un minimo di credito a ipotesi così bizzarre – bisogna chiedersi per quale motivo e quale obiettivo avrebbe avuto questo complotto architettato dai big del mondo. Sull’Airbus A320 di Germanwings, infatti, non c’erano passeggeri eccellenti, personaggi noti e fastidiosi alla politica europea o internazionale, non c’erano elementi “scomodi” da “eliminare”, ammesso che qualcuno possa ancora pensare che le civili democrazie occidentali posano agire con simili metodi squadristi. Sul luogo del disastro sono arrivati nel pomeriggio di martedì 24, diverse ore dopo l’impatto e dopo i primi interventi di ricerche e soccorso, il presidente francese Francois Hollande, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier spagnolo Mariano Rajoy. I complottisti li accusano di aver inscenato una grande “messa in scena”, nutrendo dubbi sul fatto che siano arrivati così presto sul luogo del disastro “come se lo sapessero da prima” ed evidenziando il loro atteggiamento “come a scusarsi”. In realtà è palese che i capi di stato dei Paesi coinvolti in un incidente così grave annullino immediatamente tutti gli impegni istituzionali e lavorativi per precipitarsi sul luogo del fatto. Rajoy, Hollande e Merkel hanno dato vita a una serie di conferenze stampa congiunte per illustrare, da autorità competenti, i dettagli dell’incidente. Chiaramente non potevano essere felici di quanto accaduto, e con il loro atteggiamento esprimevano l’affetto e la vicinanza simbolica di tutti i Paesi che rappresentano ai familiari delle vittime.
9. “Com’è possibile che il pilota è andato in bagno 20 minuti dopo il decollo?”
I complottisti si chiedono anche come mai il pilota sia andato in bagno “appena” 20 minuti dopo il decollo. A parte il fatto che il volo era partito con quasi 30 minuti di ritardo e che quindi verosimilmente il pilota non andava in bagno da almeno 50 minuti, o forse da un’ora o due ore o tre ore perché nessuno può dire se il pilota avesse fatto la cacca o la pipì nell’ultimo istante prima di decollare, è comunque difficile stimare in quale momento ad una persona venga il bisogno di svuotare l’intestino o la vescica.
10. “Il pilota non poteva uscire, c’è l’obbligo di stare almeno in due in cabina”
Falso. L’obbligo di stare almeno in due in cabina c’era negli USA ma non in Europa. Dopo questo disastro, appurato il cinismo suicida di Andreas Lubitz, molte compagnie europee compresa Alitalia hanno immediatamente disposto l’obbligo che almeno due membri dell’equipaggio siano sempre contemporaneamente in cabina. Questo ovviamente non può da solo evitare altri episodi così spiacevoli, comunque molto rari se si considera la media di voli che ogni giorno collegano le varie località del pianeta, ma sicuramente può essere un modo per limitarli. Potrebbe essere solo il primo di una serie di provvedimenti volti a trovare ulteriori soluzioni per limitare che un momento di follia di un singolo possa compromettere l’esistenza di centinaia di persone.