
Tutto il resto, compreso il senso di responsabilita’ per la vita degli altri, si annulla. Il suicidio dei piloti e’ gia’ avvenuto, almeno in tre casi. A mettere in crisi gli uomini e’ stato, in quei casi, il disagio di un problema economico, cosi’ come una relazione affettiva finita” ricorda lo psichiatra. E neanche in una popolazione cosi’ selezionata e’ possibile escludere il rischio. La questione che si pone e’ come funziona il sistema di sicurezza per evitare che una persona non possa essere fermata cosi’ come quello della attenta valutazione psicofisica dei piloti. ”I tassi sui suicidi variano da nazione a nazione. In Italia se ne contano 6,3 ogni 100 mila abitanti – ha aggiunto sottolineando che anche la nazionalita’ rappresenta un elemento di valutazione di rischio – tassi che si innalzano fino ad arrivare 12 ogni 100 mila in paesi come la Francia e l’Austria, con una crescita nei paesi dell’est Europa e del sud est asiatico”. E lo psichiatra non si dichiara neppure sorpreso per la circostanza tale che ha portato, per la scelta dell’uomo di suicidarsi in volo con l’aereo carico, ad una vera e propria strage. ”Basti pensare a quando accade nelle persone che decidono di morire lasciando aperto il rubinetto del gas: sanno bene – conclude – che una esplosione potra’ uccidere molte altre persone ma questo pensiero e’ annullato dalla determinazione di morire per uscire dal tunnel nel quale si sentono”.