
Raccontare al mondo l’agricoltura italiana, le sue materie prime di qualita’ e l’importanza della figura dell’agricoltore per la salvaguardia del territorio: sono alcuni dei messaggi che Coldiretti vuole portare a Expo Milano 2015 e lo fara’ attraverso l’opera simbolo dell’evento, l’Albero della vita. Con il contributo di 2 milioni di euro Coldiretti e’ sponsor dell’installazione-simbolo. “Vogliamo raccontare l’eccellenza dell’agricoltura italiana – spiega il vice presidente nazionale, Ettore Prandini -. Il nostro sistema e’ il migliore del mondo per qualita’ e storia”. L’Albero della vita “produrra'” in sei mesi 1.200 spettacoli multimediali. “Ogni ora sara’ animato per 10 minuti con i messaggi degli sponsor, e potremo comunicare l’emozione di fare agricoltura”. Coldiretti ha puntato su questa opera perche’ “tutti la vedranno”. “Mi auguro arrivi soprattutto ai giovani, Coldiretti vuole raccontare soprattutto a loro l’emozione dell’agricoltura. Expo non deve ne’ vuole essere una fiera, ma un momento di apprendimento. Parleremo di stagionalita’, valorizzazione e difesa del territorio, riduzione del consumo di suolo. E lo faremo in un modo da emozionare”.
L’Albero della vita e’ nato a Brescia. Sono state diciotto aziende bresciane a realizzarlo, dando vita a un consorzio, denominato per l’occasione “Orgoglio Brescia”. Un’opera difficile sul piano realizzativo, tutta in legno e acciaio, che sono stati lavorati nelle aziende bresciane del consorzio ‘Orgoglio Brescia’. Costo dell’opera, 3 milioni di euro. Che verra’ donata a Padiglione Italia. “Abbiamo pensato di farlo dopo aver parlato con Diana Bracco e Marco Balich – spiega il portavoce del consorzio, Giancarlo Turati, presidente della Piccola industria di Confindustria Brescia -. Realizzare l’opera per noi significa presentarci al mondo come realta’ industriale importante e unita. Nonostante la burocrazia, ce l’abbiamo fatta”. ‘Orgoglio Brescia’ ha costituito un tavolo tecnico, 8 ingegneri per coordinare circa 300 lavoratori. L’Albero e’ stato realizzato in legno lamellare di Larice, chioma proveniente dal lago d’Iseo, fusto in acciaio proveniente dalle acciaierie attorno alla citta’. “Una faticaccia, ma ne valeva la pena – sottolinea Turati – e’ stata un’esperienza incredibile. Adesso aziende che non si parlavano iniziano a pensare progetti insieme. E dal punto di vista finanziario contiamo di rientrare. Anche sfruttando il logo dell’Albero, anche se non abbiamo ancora il via libera di Expo e Padiglione Italia. Ma non mi sorprende, se pensiamo che per l’autorizzazione dell’opera, nonostante fosse gratis, il contratto ha dovuto essere rivisto 37 volte per avere il via libera”.