Da tempi immemori, grandi autori hanno scritto stupende opere sulla primavera, stagione invocata, amata e celebrata soprattutto dagli artisti. Salvatore Quasimodo scrive, nella sua “Primavera”: ”Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli, /gli uccelli di palude scendono dal cielo, /dalle cime dei monti / si libera azzurra fredda l’acqua e la vite /fiorisce e la verde canna spunta. /Già nelle valli risuonano /canti di primavera”.
Il grande Virgilio, nella sua “E’ dolce primavera” scrive: “Alle selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera; /a primavera/ gonfia la terra avida di semi./Allora il Cielo, padre onnipotente, scende/ con piogge fertili nel grembo della consorte,/immenso si unisce all’immenso suo corpo,/ accende ogni suo germe. Gli arbusti remoti risuonano del canto degli uccelli, e gli armenti ricercano Venere,/ e i prati rinverdíseono alle miti aure di Zèfiro./ E i campi si aprono; si sparge il tenero umore;/ ora al nuovo sole si affidano i germogli.” Cesare Pavese, nella sua “Primavera: “Sarà un volto chiaro./ S’apriranno le strade/ sui colli di pini/ e di pietra…./ I fiori spruzzati/ di colore alle fontane/ occhieggeranno come/ donne divertite: Le scale/ le terrazze le rondini/ canteranno nel sole”. I poeti hanno cantato della dolce stagione primaverile, sottolineandone anche la straordinaria carica erotica, in un’autentica fusione di uomo, donna e natura.
L’iniziatore della lirica trobadorica, Guglielmo IX d’Aquitania, nel suo “Come il ramo del biancospino”, scrisse: “Nella dolcezza della primavera/i boschi rinverdiscono, e gli uccelli/ cantano, ciascheduno in sua favella, /l gusta la melodia del nuovo canto. /E’ tempo, dunque, che ognuno tragga presso a quel che più brama”. Splendide immagini, sono quelle descritte da Guglielmo IX d’Aquitania, in grado di richiamare tutte le creature viventi ad abitare la primavera insieme all’amato o all’amata. Egli, però, nel prosieguo dei versi, invita ad accettare, proprio come succede al ramo di biancospino che trema tutta la notte alla pioggia e al gelo fino al giorno seguente in cui i raggi solari illumineranno le sue foglie, l’ansia connessa all’amore, perennemente sospeso tra il gelo e il sole, tra l’attesa e la sua compiutezza. In questo tripudio di versi per omaggiare la primavera, come non citare Alda Merini che, nella sua “Sono nata il ventuno a primavera” scrive: “Sono nata il ventuno a primavera/ ma non sapevo che nascere folle,/ aprire le zolle/ potesse scatenar tempesta./ Così Proserpina lieve/vede piovere sulle erbe, /sui grossi frumenti gentili/e piange sempre la sera. /Forse è la sua preghiera”.
Ed ancora, ne “L’inganno” di Guido Gozzano: “Primavera non è che s’avventuri/un’altra volta e cinga di tripudi/un’altra volta i rami seminudi,/ tutti raggiando questi cieli puri?” Il grande Percy Bysshe Shelley, poeta e scrittore inglese, nel’ “Ode al vento occidentale” : “O vento/ se l’inverno incombe, /può la primavera essere lontana alle sue spalle?”, mentre Johann Christian Friedrich Hölderlin, un poeta tedesco, considerato tra i più grandi della letteratura mondiale, nel suo “Iperione” scrive: “Chi non aspira alle gioie dell’amore e a grandi cose, quando nell’occhio del cielo e nel seno della terra ritorna la primavera?”. La lista di artisti autorevoli che hanno voluto omaggiare la “stagione della rinascita” è interminabile: il poeta cileno Pablo Neruda ha affermato: “Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera”, mentre in “Cronaca familiare” di Vasco Pratolini: “L’uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore”. Indimenticabile “Il passero solitario” di Leopardi: “Primavera dintorno/brilla nell’aria, e per li campi esulta,/ sì ch’a mirarla intenerisce il core”.
La primavera è celebrata ne “La primavera” del geniale Sandro Botticelli; la più celebre allegoria mitologica del 400’, in cui le figure incarnano le idee e i concetti astratti sui quali, da sempre, gli storici si interrogano. A destra, Zefiro, il vento di primavera che, con le sue gote gonfie, cinge la ninfa Cloris che tenta, invano di sfuggirgli. La prenderà in sposa e la ninfa si trasformerà in Flora, la dea generatrice dei fiori, rappresentata nella figura seguente con una veste decorata con corolle primaverili, mentre sparge fiori. Leggermente più arretrata, sotto un arco di fronde che sembrano intagliate nel cielo, si trova Venere, dea della bellezza e dell’amore, che tende la mano verso le 3 Grazie, legate al culto della bellezza, della natura e delle vegetazione. Cupido, invece, figlio di Venere e dio dell’amore, scocca dall’alto uno di suoi strali infuocati. A chiudere il gruppo, voltato di spalle, Mercurio, riconoscibile dai calzoni alati e dal bastone (caduceo) che tiene alto con il braccio destro, nell’atto di dissipare o indicare le nuvole.
Non c’e’ modo migliore di accogliere la primavera che osservare i dipinti di Vincent Van Gogh, pittore geniale e sfortunato, con le sue pennellate graffianti e originali: peschi in fiore, albicocchi in fiore, il Giardino di Daubigny, il lillà in vaso blu, il vaso di iris che, recisi, allietano la stanza; il frutteto, papaveri e farfalle… Van Gogh riproduce le atmosfere, i fiori, le piante, i villaggi, il cielo delle campagne e la luce della Provenza, calda e trasparente. Ed ancora, il pittore svizzero Arnold Böcklin, dipinge un quadro in onore della tanto amata stagione primaverile: “Sere di primavera” del 1879, in cui esprime anche la nostalgia e il suo profondo scetticismo nei confronti della civiltà moderna. Come non citare Claude Monet con le sue variopinte opere e le sue suggestive prospettive. La sua “Printemps” (Primavera) del 1886, rappresenta due donne in primo piano, sedute all’ombra degli alberi.
Egli vuole però dare risalto alla bella giornata di primavera con l’erba folta ed i rami traboccanti di fiori, un paesaggio in cui le due donne trascorrono serenamente il loro tempo. Ma la primavera è celebrata anche nella musica. Un grande esempio quella di Vivaldi, il primo dei quattro “Concerti delle stagioni”. Questo è il sonetto, forse da lui stesso scritto, su cui si è basato per la composizione della musica: “Giunt’è la primavera e festosetti/ la salutan gli augei con lieto canto, / e i fonti allo spirar de’ zeffiretti/ con dolce mormorio scorrono intanto/ vengon coprendo l’aer di nero amanto/e lampi e tuoni ad annuntiarla eletti/ indici tacendo questi, gl’ augelletti,/ di nuovo al loro canoro incanto”. Come non ricordare “Maledetta primavera” di Loretta Goggi, “E’ primavera” di Marina Rei, “Cervo a primavera” di Cocciante, “I giardini di marzo” di Battisti e “Primavera” di Luca Carboni?