MeteoWeb»News Meteo»IL METEO NEL MONDO»Storica ondata di calore sulla penisola Antartica, i +17.5°C della base Esperanza stabiliscono il nuovo record di tutto il Polo Sud
Storica ondata di calore sulla penisola Antartica, i +17.5°C della base Esperanza stabiliscono il nuovo record di tutto il Polo Sud
Nei giorni scorsi, proprio all’inizio dell’autunno australe, una eccezionale ondata di calore, proveniente dal Pacifico sud-orientale, ha colpito la penisola Antartica, determinando un brusco quanto forte rialzo delle temperature, ben oltre la soglia dei +15°C +16°C. Durante il clou di questa avvezione calda, accompagnata da sostenuti venti da NO, la stazione meteorologica della base Marambio ha fatto registrare una temperatura massima di ben +17.4°C, stabilendo (temporaneamente) così il nuovo record di caldo di tutto l’Antartide, ad eccezione delle isole South Orkney (+19.8°C a Signy island) convenzionalmente Antartide sotto i 60° di latitudine sud. In Antartide non si era mai registrata una temperatura massima superiore ai +17°C. La base di Marambio è localizzata su una piccola isola davanti le coste della penisola Antartica.
Pertanto ogni qual volta che dal Pacifico meridionale arrivano delle avvezioni di aria mite e molto umida, di origine temperata oceanica, con intensi venti da NO e O-NO, può risentire di locali effetti favonici (venti di caduta) determinati dalla presenza dei rilievi nella parte centrale della penisola Antartica. Ma poche ore dopo però, nella giornata di martedì 24 Marzo, con la rotazione dei venti da NO a SO indotta dalla presenza a largo delle isole Falkland, sull’Atlantico meridionale, di una circolazione depressionaria evoluta in “CUT-OFF” (vortice depressionario colmo di aria fredda chiuso in quota), venti con effetto favonico si sono attivati sulla parte più settentrionale della penisola Antartica, spingendo i termometri ben oltre i +16°C +17°C sull’estrema punta nord di questa. Grazie all’attivazione della componente favonica da SO la base Esperanza (trovandosi sottovento) è riuscita a migliorare ulteriormente il record della base Marambio, registrando una sorprendente temperatura massima di ben +17.5°C, il nuovo record assoluto di caldo di tutto il Polo Sud.
In questo caso il raggiungimento di una temperature così elevata lungo le coste antartiche è stato determinato proprio dalla congeniale configurazione barica che si è venuta ad instaurare fra la penisola Antartica, la Terra del Fuoco e il Pacifico sud-orientale. Difatti, la presenza di un robusto promontorio anticiclonico, disteso in modo zonale dal Pacifico meridionale fin verso la Terra del Fuoco, assottigliato attorno i 50° di latitudine sud grazie al passaggio del ramo principale del “getto polare australe”, ha richiamato un flusso di tiepide e umide correnti da NO e O-NO che dal Pacifico meridionale si è rapidamente propagato alle coste della penisola Antartica. L’aria tiepida oceanica, dipanata lungo il bordo più meridionale dell’anticiclone del Pacifico meridionale disteso verso lo Stretto di Magellano e la Terra del Fuoco, dopo aver attraversato il Pacifico meridionale ha raggiunto la penisola Antartica, tramite l’arrivo di venti sostenuti, prevalentemente da O-NO e NO, molto umidi e temperati, visto l’origine delle masse d’aria provenienti dalle medio-basse latitudini del Pacifico sud-orientale.
Una volta raggiunte le coste occidentali della penisola Antartica i miti venti da O-NO e NO si sono spinti verso l’entroterra, scavalcando le vette innevate della catena montuosa presente al centro della penisola, per poi riversarsi sulle coste orientali di questa sotto forma di venti di caduta rafficati e piuttosto turbolenti. Le masse d’aria d’estrazione temperata oceanica, già in origine piuttosto miti, durante la discesa verso le coste orientali della penisola Antartica, per effetto della “compressione adiabatica” (abbassandosi di quota aumenta la pressione), deumidificandosi sensibilmente, si sono ulteriormente riscaldate, raggiungendo l’area costiera orientali sotto forma di venti piuttosto tiepidi, capaci di far schizzare la colonnina di mercurio ben oltre la soglia dei +16°C+17°C. Ma nella giornata di martedì 24 Marzo, la stessa massa d’aria temperata oceanica, cominciando ad essere risucchiata dal “CUT-OFF” in azione a largo delle Falkland, ha cominciato a virare più da SO, attivando venti con caratteristiche favoniche proprio sull’estrema punta settentrionale della penisola Antartica. Ciò ha permesso alla base di Esperanza, esposta al favonio con correnti più sud-occidentali, di poter stabilire una massima definitiva di ben +17.5°C che riscrive la storia climatica di tutto il continente antartico. Senza il contributo favonico e delle masse d’aria, già in origine molto tiepide, non si sarebbero raggiunti così elevati. Gli effetti di questa forte avvezione calda oceanica si sono risentiti anche a latitudini più meridionali. Su tutti spicca la massima di ben +11°C di Butler Island, a circa 72° di latitudine sud.
Le avvezioni calde in Antartide e l’indice SAM
Solitamente le grandi ondate di calore che interessano l’Antartide si generano quando l’indebolimento delle forti correnti occidentali, le meglio note “Westerlies”, che dominano sui mari sub-antartici, agevola gli scambi di calore fra polo e tropici, che diventano sempre più veloci, scorrendo lungo i meridiani attorno i grandi “Centri d‘Azione“ (robusti promontori anticiclonici di carattere mobile) che si distendono su posizioni più meridiane. Ciò fa schizzare verso l’alto il valore dell’indice SAM (Southern Annular Mode-Antartic Oscillation) che contribuisce a pilotare verso le coste antartiche correnti di aria molto mite, di origine oceanica se non in rari casi persino di lontane origini sub-tropicale, che in un secondo momento riescono a penetrare all’interno del Plateau ghiacciato, generando questi sensibili rialzi termici nel cuore del Polo Sud.
Di tutta risposta, mentre il Plateau antartico si inizia a riempire di aria sempre più mite di matrice oceanica, che si intrufola dentro il continente antartico rompendo lo strato di inversione termica preesistente, l’aria molto gelida e pesante preesistente sull’entroterra interno viene scalzata verso l’esterno da quella più calda in entrata, sobbalzando rapidamente verso le aree costiere e i mari sub-antartici, tramite fortissimi venti “Catabatici” che possono divenire anche particolarmente violenti, con raffiche ad oltre 200 km/h lungo il pendio e le aree costiere. Questi flussi gelidi escono a gran velocità dall’Antartide per risalire lungo i meridiani verso latitudini più settentrionali, generando bruschi ma brevi raffreddamenti tra l’area sud-americana, la Nuova Zelanda e l’Australia meridionale, con tanto di forti cali termici e condizioni di maltempo dalle caratteristiche invernale.