La violenta tempesta di grecale e tramontana che nella prima mattinata di oggi ha spazzato la Toscana è riuscita a far fruttare anche diversi record di massima raffica di tutto rispetto. Durante la fase clou delle bufere di vento, quando l’intera Toscana, dal crinale appenninico alle coste del pisano e del livornese, era flagellata da violente raffiche di vento di caduta dai crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano la stazione meteorologica di Firenze Rifredi ha registrato un picco impressionante di ben 161 km/h, mentre nelle altre stazioni fiorentine le raffiche hanno toccato punte di 120-130 km/h durante la fase clou della bufera. Ma nei Passi appenninici, come all’interno e allo sbocco delle principali vallate le raffiche più violente sono riuscite a sfondare la soglia dei 170-180 km/h.
La raffica più forte in assoluto è quella registrata, poco prima dell’alba, dalla stazione meteorologica di Gigliana, grazioso borgo medievale della Lunigiana a circa 485 metri sul livello del mare, dove nel corso della mattinata è stata registrata una raffica davvero impressionante di 209.2km/h. Solitamente raffiche di questa intensità si possono raggiungere sul Golfo di Trieste, durante le tempeste di bora associate a fitti “gradienti barici” fra Alpi Dinariche e Italia centrale, o all’interno delle Bocche di Bonifacio, come sulle coste orientali della Sardegna, soggette ai venti di caduta indotte dai fortissimi venti di ponente e maestrale che spesso sferzano l’isola, con raffiche fino a 120-130 km/h.
Gli effetti delle raffiche di uragano che in mattinata si sono abbattute su buona parte del territorio toscano
Un dato di tutto rispetto che ha pochissimi precedenti in Toscana, almeno per quel che concerne le stazioni ubicate a quote collinari o sul livello del mare. In realtà quella di Gigliana, così come molte altre stazioni della Toscana, è particolarmente esposta alla furia dei venti di caduta, originati dalle burrasche di grecale e tramontana, in determinate situazioni sinottiche, accompagnate da un fitto “gradiente barico orizzontale”, spesso disposto con i propri massimi fra le Alpi e il medio Tirreno (isobare molto strette). Non di rado la stazione, durante le “grecalate” particolarmente intense, con una sostenuta ventilazione nord-orientale nei bassi strati, si riescono a registrare picchi di raffica veramente ragguardevoli, con punte che possono oltrepassare agevolmente la soglia dei 100-120 km/h, mentre nelle stazioni attigue, meno esposte alle raffiche “catabatiche” che tendono a incanalarsi lungo le principali vallate dell’Appennino Tosco-Emiliano, in genere non si va oltre gli 80-90 km/h.
Ciò significa che le località toscane, soprattutto quelle ubicate allo sbocco delle valli, presentano una particolare propensione alle raffiche di caduta, le quali tendono ad acquistare ulteriore forza e velocità quando si trovano a scendere lungo le lunghe vallate (come la valle dell’Arno) che degradano in direzione della pianura. Data la particolare “conformazione” delle vallate toscana, ogni qual volta che spirano i freddi venti da NE e N-NE, che dal crinale appenninico si tuffano sui sottostanti fondovalle, le correnti possono divenire particolarmente impetuose negli strati bassi, dando luogo a intense burrasche e nei casi più estremi ad autentiche bufere, con venti che possono superare lo stadio di uragano, con raffiche di oltre i 130 km/h.
In questi casi, quando si attivano i venti di tramontana e grecale, caratteristici del Mediterraneo centrale, molto attivi lungo il settore freddo post-frontale dei profondi cicloni che invadono l’area mediterranea, i venti dai quadranti nord-orientali tendono ad incanalarsi nelle vallate appenniniche rafforzandosi sensibilmente e acquistando ulteriore velocità durante la discesa in direzione della pianura. In questa situazioni, quando nei medi e bassi strati prevale un flusso nord-orientale ben strutturato fino ai 2000-3000 metri, le vallate dell’Appennino Tosco-Emiliano, che degradano da NE a SO verso il Tirreno, favoriscono una più rapida “canalizzazione” del flusso eolico il quale tende ad acquistare notevole velocità, amplificandosi per l’effetto dell’incanalamento orografico, specie in prossimità del percorso dei grandi bacini idrografici.
L’effetto dell’incanalamento orografico, all’interno delle valli che caratterizzano l’Appennino Tosco-Emiliano, va a sommarsi al forte “gradiente barico” (vento di “gradiente” che si aggiunge all’amplificazione orografica locale). Se poi le isobare, già strette fra loro, tendono a disporsi quasi in parallelo con l’asse delle vallate, le intense correnti nord-orientali attivate dal fitto “gradiente barico orizzontale” possono localmente “degenerare” in vere e proprie tempeste o autentici fortunali, con raffiche molto turbolente che toccano agevolmente i 100-130 km/h all’uscita delle principali vallate. Se a ciò aggiungiamo la presenza di un forte “gradiente barico orizzontale” disposto proprio sul bacino tirrenico, con un fitto addensamento di isobare a prevalente curvatura ciclonica, si scatena il massimo eolico associato a quel determinato tipo di situazione sinottica. Sono stati questi gli elementi che hanno contribuito a far scatenare la furiosa tempesta di grecale che in mattinata ha spazzato la Toscana, ed in particolare il pratese, pistoiese, fiorentino, lucchese e pisano. Del resto i notevoli danni, con alberi sradicati e tetti e cartelloni stradali letteralmente divelti dalla forza eolica, lo dimostrano chiaramente. Non è una coincidenza se i maggiori danni si sono concentrati nelle aree a ridosso di importanti vallate o all’uscita di quest’ultime.