“Il nuovo museo Egizio di Torino è un modello da seguire per molte città italiane”

Avvio alla grande per la riapertura del Museo Egizio, presentato oggi alla stampa nella sua nuova veste, con il programma per un futuro importante e che domani riaprirà le porte al pubblico. Torino ha accolto la novità facendo registrare il tutto esaurito di prenotazioni per la prima giornata di apertura e, secondo i primi commenti, la stampa ha accolto con favore il lavoro svolto. Alla conferenza stampa, oltre al ministro dei Beni culturali e del turismo Dario Franceschini, il sindaco Piero Fassino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino. La presidente Evelina Christillin ha presentato un video di tre minuti che ha raccontato tre anni e mezzo di lavori costati 50 milioni di euro, di cui la metà offerti dalla Compagnia San Paolo.
Anni di lavori per il museo che, secondo gli esperti, è il più importante al mondo dopo quello del Cairo con i suoi 30mila reperti esposti, che vanno dal paleolitico al VI secolo d.C. Tra i pezzi più importanti la tomba di Kha e Merit, rinvenuta intatta nel 1906 nei pressi di Deir el-Medina dall’egittologo Ernesto Schiapparelli, il Canone Reale o Papiro di Torino e la Tomba di Maia, ricostruita nel museo. Soddisfazione per i risultati è stata espressa anche da Franceschini, che ha detto che “l’Italia deve recuperare terreno in termini di valorizzazione dei musei” e ha sottolineato come questo sia “il simbolo di cosa si può fare se pubblico e privato collaborano”. “Stiamo riformando tutto il sistema museale” ha detto il ministro, ricordando che “in Italia ci sono oltre 4 mila musei di cui 400 statali, ma sempre meno disponibilità finanziarie”. “In Italia – ha aggiunto Franceschini – c’è una grande cultura della tutela del patrimonio, ma non c’è stato un investimento adeguato nella valorizzazione del patrimonio negli ultimi anni”. “Il nuovo museo Egizio di Torino è un modello da seguire per molte città italiane” e ancora “la Fondazione Museo Egizio è il simbolo di ciò che si può fare nel nostro Paese”, “è uno strumento previsto dal codice del ministero, ma gli esempi sono pochi in Italia, invece è importante e va utilizzato sempre più” dal momento che, secondo Franceschini “le risorse pubbliche non basteranno più, quindi ci vuole sempre più un’integrazione tra pubblico e privato, anche attraverso il crowdfunding”.
