
Negli Stati Uniti il 90% dei casi di tumore della prostata viene ormai operato in chirurgia robotica, tecnica che secondo gli esperti offre risultati migliori. Anche in Italia questi interventi sono in crescita, ma nel nostro Paese sono 35 i robot, e la maggior parte è concentrata nelle strutture del Nord . I costi elevati di questa tecnologia ne frenano la diffusione, soprattutto in questi tempi di risorse limitate per il Ssn. E’ il quadro tracciato da Francesco Montorsi, professore di urologia all’università Vita Salute San Raffaele di Milano, dal congresso della Società europea di urologia, in corso a Madrid. Il robot è entrato nelle sale operatorie della Penisola “nel 2003-04, dal 2006 lo si è cominciato a utilizzare sempre di più – spiega Montorsi – su richiesta degli stessi pazienti. I dati che abbiamo oggi, sulla base delle casistiche di centri come il nostro, che la percentuale di pazienti con tumore della prostata guariti dopo l’intervento è la stessa per la chirurgia robotica e quella tradizionale, ma nel primo caso si accorciano i tempi per la ripresa della continenza e della vita sessuale. I vantaggi a lungo termine sulla qualità della vita dei pazienti sono dunque maggiori ed evidenti”, sottolinea l’urologo. Stessi vantaggi anche per il tumore del rene, se a operare è il robot guidato da un bravo chirurgo. “Il limite alla diffusione di questa tecnologia nel nostro Paese – osserva – è il costo elevato: circa 2,5 milioni di euro solo per la macchina, a cui si aggiungono poi i costi di utilizzo, per esempio i materiali necessari all’operazione, anch’essi elevati. Anche in Italia i numeri sono comunque in crescita: al San Raffaele, per esempio, stimiamo 700 interventi per il tumore della prostata in chirurgia robotica per quest’anno”. Secondo l’esperto, non è necessario che i robot si moltiplichino negli ospedali italiani: piuttosto, “queste tecnologie dovrebbero essere concentrati in centri di riferimento su tutto il territorio, dal Nord al Sud, in cui concentrare anche gli interventi sui pazienti con cancro della prostata”, suggerisce.