Clima, FAO: l’impatto sulle vite umane richiede una riposta collettiva

“I cambiamenti climatici colpiscono la produzione agricola e potrebbero cambiare la geografia della produzione alimentare”

“Un duro e collettivo sforzo e’ necessario per combattere il cambiamento climatico che sta avendo conseguenze dirette e tragiche sulle vite delle persone”. Cosi’ il direttore generale della Fao Jose’ Graziano da Silva ai legislatori italiani, intervenendo al convegno ‘Parigi clima 2015, tre proposte innovative dall’Italia’ dal Centro per un futuro sostenibile. I fattori legati al clima stanno contribuendo ad aumentare l’insicurezza alimentare per molte delle popolazioni piu’ vulnerabili del mondo, peggiorando ulteriormente situazioni gia’ abbastanza drammatiche, ha spiegato Graziano da Silva aggiungendo che “quando l’agricoltura non ha la possibilita’ di fiorire e quando il cibo e’ scarso, le conseguenze possono essere drammatiche”. La fame “puo’ spingere le persone a lasciare gli affetti familiari e la casa per cercare opportunita’ migliori, che non sempre trovano. La perdita di vite umane nel mediterraneo ne e’ un tragico esempio”, ha proseguito il dg della Fao. Analogamente, “il recente uragano tropicale che ha colpito le Filippine e Vanuatu ha mostrato quanto velocemente le colture alimentari possano essere distrutte da eventi metereologici, mentre la scarsita’ d’acqua puo’ provocare danni altrettanto letali”, ha osservato. Graziano da Silva ha spiegato che la Fao e’ particolarmente attenta al tema dei cambiamenti climatici per via dei suoi chiari collegamenti con la sicurezza alimentare. “I cambiamenti climatici colpiscono la produzione agricola e potrebbero cambiare la geografia della produzione alimentare”. Il settore agricolo e’ esso stesso un produttore di gas serra, ma ha anche la capacita’ di isolare piu’ carbonio nei suoli e nelle foreste, se vengono adottate politiche di produzione e gestione sostenibili, ha aggiunto. Il mondo ha bisogno di un cambio di paradigma verso un modello piu’ sostenibile, sistemi alimentari inclusivi e resilienti, che richiederanno tecniche di coltivazione meno dipendenti dall’uso intensivo di risorse naturali”. L’adattamento e la mitigazione delle tendenze dei cambiamenti climatici sono di interesse collettivo, ma “non possiamo presentare il conto alle famiglie di agricoltori, pastori e agro-pastori nei paesi in via di sviluppo” ha sottolineato.