Hawaii, nuovo telescopio sul Mauna Kea ma la popolazione protesta: “è la dimora delle divinità”

E’ scontro fra religione e scienza: rispettare il culto dei nativi e la “dimora delle divinità” sul Vulcano Mauna Kea, o favorire il progresso della scienza costruendo il telescopio  TMT, con un occhio largo 30 metri e una risoluzione 10 volte migliore di Hubble

Nelle Hawaii gli abitanti dei villaggi a ridosso del vulcano Mauna Kea sono a dir poco esasperati, poiché è stato violato uno dei luoghi più sacri del loro culto religioso: il consorzio statunitense-canadese sta costruendo proprio sul monte Mauna Kea un enorme telescopio per l’osservazione delle galassie e dei pianeti extrasolari (il TMT), come riporta La Repubblica, che peraltro non sarebbe il primo sulla montagna. Le popolazioni locali si stanno ribellando poiché la costruzione dell’enorme struttura andrebbe a violare la dimora delle “divinità”, che, secondo il loro credo religioso, risiedeno proprio sul vulcano. I nativi, hanno trovato l’immancabile sostegno degli ambientalisti che di fronte a queste cause contro la scienza sono sempre presenti, pronti sul piede di guerra; alcuni tentativi di sabotaggio e boicottaggio ai lavori di costruzione sono già stati fatti, molti attivisti sono anche finiti alle sbarre. Gli scienziati, dal canto loro, si dividono sulla vicenda: ci si aspettava che gli uomini di scienza fossero ovviamente dalla parte del progresso tecnologico, quella ricerca dell’ignoto e di una qualche vita nello spazio, e che dunque, l’esigenza di un nuovo telescopio gigante non può arrestarsi di fronte ad antiche credenze religiose. Chi invece, tentenna a riguardo, sottolineando come il progresso e la ricerca non debbano fermarsi ma forse, debbano fare qualche passo indietro di fronte al rispetto nei confronti di una popolazione, che in quel luogo lega la storia dei propri antenati e della propria cultura.

tmt-dawnA gettare fuoco sullo scontro, come si può leggere da La Repubblica, è stata anche l’iniziativa di un professore universitario della California che ha fatto girare una mail di sostegno alla costruzione del telescopio, usando un linguaggio razzista e diffamatorio contro le popolazioni  native del vulcano per cui gran parte degli scienziati si è dissociata. La vicenda però ha già il proprio finale ben disegnato: il telescopio si farà, anzi i lavori già iniziati nel 2014 dovrebbe terminare nel 2018, salvo alcuni ritardi dovuti ai continui tentativi di boicottaggio dei lavori da parte degli attivisti. Il telescopio avrà un occhio di 30 metri di diametro, con una risoluzione 10 volte maggiore di Hubble e la sua posizione, a 4000 metri di quota sul Mauna Kea, sarà il più grande fra i telescopi già esistenti nell’osservatorio di Mauna Kea.  Di fatti il monte sacro è già stato violato altre volte, e non sono mancate sempre le opposizioni di una parte della popolazione che ne era contraria, tentativi di opposizione non andati a buon fine.

Nonostante quest’aria di protesta, non tutti gli hawaiiani la pensano come gli attivisti del Muna Kea: una parte della popolazione infatti ha dato un’interpretazione originale per esprimere il proprio favore al progresso: gli spiriti degli antenati non sarebbero offesi dal fatto che sulla loro “casa” sostano più strutture per l’osservazione spaziale, anzi, potrebbero essere addirittura onorati che la loro dimora sia punto essenziale per il progresso umano e della scienza. A dimostrazione del fatto che la scienza non per forza deve sempre scontarsi a priori con la religione e che, è possibile trovare un compromesso che rispetti la fede religiosa ma che permetta alla ricerca di compiere i propri balzi in avanti