E’ scontro fra religione e scienza: rispettare il culto dei nativi e la “dimora delle divinità” sul Vulcano Mauna Kea, o favorire il progresso della scienza costruendo il telescopio TMT, con un occhio largo 30 metri e una risoluzione 10 volte migliore di Hubble
Nelle Hawaii gli abitanti dei villaggi a ridosso del vulcano Mauna Kea sono a dir poco esasperati, poiché è stato violato uno dei luoghi più sacri del loro culto religioso: il consorzio statunitense-canadese sta costruendo proprio sul monte Mauna Kea un enorme telescopio per l’osservazione delle galassie e dei pianeti extrasolari (il TMT), come riporta La Repubblica, che peraltro non sarebbe il primo sulla montagna. Le popolazioni locali si stanno ribellando poiché la costruzione dell’enorme struttura andrebbe a violare la dimora delle “divinità”, che, secondo il loro credo religioso, risiedeno proprio sul vulcano. I nativi, hanno trovato l’immancabile sostegno degli ambientalisti che di fronte a queste cause contro la scienza sono sempre presenti, pronti sul piede di guerra; alcuni tentativi di sabotaggio e boicottaggio ai lavori di costruzione sono già stati fatti, molti attivisti sono anche finiti alle sbarre. Gli scienziati, dal canto loro, si dividono sulla vicenda: ci si aspettava che gli uomini di scienza fossero ovviamente dalla parte del progresso tecnologico, quella ricerca dell’ignoto e di una qualche vita nello spazio, e che dunque, l’esigenza di un nuovo telescopio gigante non può arrestarsi di fronte ad antiche credenze religiose. Chi invece, tentenna a riguardo, sottolineando come il progresso e la ricerca non debbano fermarsi ma forse, debbano fare qualche passo indietro di fronte al rispetto nei confronti di una popolazione, che in quel luogo lega la storia dei propri antenati e della propria cultura.

