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Improvvisi e violenti temporali devastano il Pakistan settentrionale, segnalati morti e abitazioni distrutte nella città di Peshawar
Dopo il caldo sul nord del Pakistan sono scoppiati improvvisi e violenti temporali che hanno provocato la morte di almeno 37 persone nella sola regione di Peshawar
Come vi avevamo anticipato già da tempo in diversi articoli proprio in questo periodo dell’anno l’onda di calore che si accumula sull’area indo-pakistana, a seguito del passaggio del sole allo “Zenit” lungo il tropico del Cancro, si estende anche nella media troposfera, dove troviamo masse d’aria molto calde e secche che tenderanno a stazionare sui medesimi territori fino alla seconda decade del mese di Giugno. L’accumulo di enormi quantità di aria molto calda e umida nei bassi strati, assieme all’intensa insolazione diurna e alla scarsa ventilazione (calme orizzontali) e alle infiltrazione in quota di aria più fredda e secca dall’altopiano tibetano, sono i fattori che hanno contribuito all’esplosione dell’attività convettiva nelle regioni interne dell’India orientale e del Bangladesh, dove nei giorni scorsi si sono formate le prime grosse “Cellule temporalesche” e i primi “Clusters” della fase pre-monsonica.
Proprio nella serata di ieri un violento temporale si è rapidamente sviluppato a ridosso dei rilievi del Pakistan settentrionale interessando la regione della città di Peshawar, dove si sono scatenati forti rovesci di pioggia con una intensa attività elettrica e colpi di vento. Il forte temporale, caratterizzato da fenomeni precipitativi particolarmente violenti e fortissime raffiche di vento, nel corso della serata si è abbattuto pure su Peshawar, causando una disastrosa “flash flood” che ha provocato la morte di almeno 37 persone ed il ferimento di altri 200. Le forti raffiche di vento legate al “downburst” del temporale, oltre i 100 km/h, hanno provocato il crollo di alcune abitazioni, causando gravi danni alle infrastrutture del paese. Il muro di pioggia del temporale, a causa del fortissimo squilibrio termico prodotto, ha creato un “downburst” veramente violento che ha provocato ingentissimi danni. Tutti i voli sono stati sospesi all’aeroporto di Peshawar, mentre l’esercito pachistano ha inviato squadre di soccorso sul luogo del disastro ma le condizionai delle strade, inondate e coperte dai detriti, hanno reso difficoltosi i lavori d’intervento.
L’imponente sistema temporalesco si è poi indebolito, dissipandosi a ridosso dei rilievi del Pakistan nord-orientale. Purtroppo fenomeni temporaleschi così violenti nella stagione calda pre-monsonica sono tutt’altro che rari fra Pakistan, India e Bangladesh. In questo periodo dell’anno lo strato di aria molto calda che si accumula sopra le pianure del Pakistan centro-meridionale e dell’India determina anche una accentuazione dell’instabilità atmosferica, favorendo l’improvvisa formazione di violenti temporali di calore, fra il nord del Pakistan, l’India, il Nepal e il Bangladesh, accompagnati da tempeste elettriche, forti rovesci di pioggia e turbolenti colpi di vento. Questi intensi fenomeni temporaleschi, tipici nel periodo caldo pre-monsonico, scoppiano improvvisamente, non appena il ramo principale del “getto sub-tropicale” o aria più fredda e secca dall’altopiano del Tibet sconfina sopra lo spesso strato di aria molto calda e secca, che in questo periodo comincia a formarsi sopra l’area indo-pakistana.
Forte temporale notturno su Lahore
Tale sconfinamento del “getto sub-tropicale” in quota innesca grandi turbolenze pronte ad estendersi fino ai limiti superiori della troposfera. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che contribuisce a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 12-14 km di spessore. A queste quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “getto sub-tropicale” (di solito provenienti da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.
In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Quando i temporali vengono innescati da infiltrazioni in quota, nell’alta troposfera, di masse d’aria molto secche e fredde dall’altopiano tibetano, il fortissimo “gradiente igrometrico verticale” che si viene a realizzare genera un’area di convenzione molto profonda che alimenta lo sviluppo di “Clusters temporaleschi” davvero imponenti, con le loro sommità ghiacciate possono esplodere fino ai limiti più meridionali della stratosfera, in ambiente molto freddo e secchissimo, favorendo le situazioni ideali per dare origine anche ad intense grandinate.
Questa intensa calura che si sta accumulando nei bassi strati favorirà lo sviluppo della profonda depressione termica (minimo barico al suolo sotto i 995 hpa), tra l’est del Pakistan e l’India settentrionale, che fungerà da richiamo all’umido “Monsone di SO”, già attivo davanti le coste della Somalia, che nel periodo estivo, da Giugno a Settembre, dispensa intense precipitazioni su gran parte del sub-continente indiano, spesso enfatizzate dall’orografia (rilievi del Ghati e Himalaya).