Proprio le aree urbane “devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici”
“I cambiamenti climatici in atto richiedono nuove forme di risposta alle emergenze e ai pericoli che incombono anche sulle nostre citta’. Nuove forme di pianificazione e di gestione delle aree urbane sono necessarie per mettere in sicurezza i cittadini e ridurre gli impatti sui quartieri e sulle infrastrutture dei centri urbani. Secondo gli esperti dell’Ipcc, infatti, saranno proprio le aree urbane a pagare i costi sociali maggiori del global warming in particolare nell’area del Mediterraneo”. E’ questo il tema del convegno alla sala del Carroccio durante il quale e’ stato presentato il libro ‘Il clima cambia le citta’. Nuove strategie e politiche di adattamento per rispondere all’emergenza climatica’, promosso da Legambiente e Universita’ Iuav di Venezia, e curato da Francesco Musco e dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. Dalle ondate di calore alle piogge estreme nel volume sono analizzati gli impatti e gli scenari che si potrebbero determinare nelle citta’, con ricerche realizzate in diversi contesti. Inoltre, sono presentati piani clima di citta’ europee e statunitensi che propongono un approccio innovativo nei confronti dell’adattamento ai cambiamenti climatici, con soluzioni urbanistiche e architettoniche originali.

“I cambiamenti climatici stanno determinando impatti sempre piu’ evidenti nelle citta’, con rischi per le persone e problemi che in Italia sono resi ancor piu’ drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio- dice Zanchini- serve un cambio di passo nelle politiche, che va affrontata con una visione delle priorita’ nazionali, con piani di intervento e risorse per l’adattamento al clima nelle citta’, come ci chiede l’Unione Europea che ha stanziato rilevanti risorse nell’ambito della programmazione 2014-2020”. E’ questa “una occasione che non dobbiamo perdere per realizzare interventi strutturali e per ripensare le stesse forme di intervento che riguardano il dissesto idrogeologico- aggiunge il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini- ma urge anche un cambio radicale delle scelte urbanistiche da parte dei Comuni, per mettere in sicurezza le aree piu’ a rischio attraverso interventi innovativi, fermando il consumo di suolo e riqualificando gli spazi urbani, le aree verdi e gli edifici per aumentare la resilienza nei confronti di piogge e ondate di calore”. Proprio le aree urbane “devono diventare oggi la priorita’ di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici- conclude Zanchini- perche’ un Paese dove l’81,2% dei Comuni e circa sei milioni di persone convivono col rischio idrogeologico non puo’ crescere e svilupparsi senza una strategia che dia risposte urgenti e integrate a questi eventi climatici. Per tante ragioni, non ultime quelle economiche, con 61,5 miliardi spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi. Proprio l’adattamento al clima puo’ diventare allora la chiave con cui ripensare le nostre citta’, per arrivare a cambiare impostazione e priorita’ di intervento dell’urbanistica in Italia”.