I ricercatori stanno lavorando affinchè le neoplasie ai reni ed alla vescica possano essere individuati monitorando alcuni marcatori presenti nell’urina
Presto molti tumori urologici potrebbero essere identificati grazie a ciò che rivelano i marcatori rilevabili, ossia quegli “indicatori” che permettano attraverso una semplice analisi nelle urine ( o anche nei tessuti) la presenza di un tumore, come del resto già accade per il tumore alla prostata che può essere diagnosticato semplicemente rilevando la quantità di PSA nel sangue. Ad oggi la diagnosi del tumore renale avviene purtroppo ancora in modo troppo casuale, per esempio durante un’ecografia addominale. Altre volte, il paziente si sottopone a diversi esami solo perché già accusa dolori al fianco o attende di vedere sintomi molto più visibili come il sangue nelle urine. Ma, attendere che si manifesti almeno uno di questi sintomi, potrebbe risultare fatale in molti casi causando una diagnosi tardiva che compromette la terapia. Diagnosi che, per essere confermata poi, necessita di Tac e/o Risonanza (Rnm) . Utilizzare alcuni marcatori invece permetterebbe di individuare la presenza di cellule tumorali renali sin dalle fasi iniziali della malattia,evitando che si arrivi obbligatoriamente all’intervento chirurgico che vede il più delle volte la rimozione dell’organo malato. Con una diagnosi precoce invece si potrebbe evitare l’esportazione dell’intero organo ed agire solo sulla massa tumorale (come avviene già per i tumori che non hanno ancora superato i 3 cm).

Un altro importante risultato si è ottenuto per quanto riguarda il tumore alla vescica ed anche qui, la ricerca si è concentrata sulla possibilità di individuare quei marcatori che permettano una diagnosi precoce: nel tumore alla vescica infatti la diagnosi è sempre successiva alla manifestazione di alcuni sintomi, quale il sangue alle urine, spesso tardivo per trattare il tumore in modo localizzato con la conseguente rimozione dell’organo. Questo iter terapeutico spesso si rivela troppo drastico ed invasivo per il paziente, costretto a vivere con disagi profondi poichè dovrà munirsi di un sacchetto in cui raccogliere le proprie urine. Un gruppo di studiosi della University of Birmingham (Regno Unito) si è concentrato sulla ricerca dei marcatori dell’aggressività tumorale nella vescica e ne ha individuati due: si tratta del fattore di crescita dell’epidermide (Egfr) e della molecola di adesione delle cellule epiteliali umane (Epcam). I ricercatori anche in questo caso hanno analizzato un numero elevato di campioni costatando che le persone con alti livelli di questi biomarcatori fossero persone affette da tumore alla vescica. «Questi biomarcatori» ha detto Rik Bryan, autore dello studio, come riportato su La Repubblica. «da soli non possono essere utilizzati per diagnosticare il cancro della vescica, ma hanno comunque un valore immenso perché sono in grado di indicare la prognosi della malattia al fine di guidare il trattamento e decidere se è necessaria una terapia più o meno aggressiva».
Dunque la ricerca è sulla buona strada, posto che se il tumore ai reni ed alla vescica potrà essere individuato compiendo delle semplice analisi sui marcatori di riferimento, significa che si potrà agire precocemente sulla patologia ed evitare la rimozione dell’organo che causa in modo inevitabile effetti collaterali sulla qualità della vita del paziente.
