Una intensa ondata di calore proveniente dai deserti del Medio Oriente raggiunge l’Asia centrale e la Siberia meridionale, registrati picchi di +40°C

Aria molto calda dai deserti del Medio Oriente risale fino alla Siberia meridionale determinando una brusca scaldata su tutta l'Asia centrale

Nei giorni scorsi una intensa ondata di calore, proveniente dai deserti e dalle steppe dell’ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale, ha colpito il Kazakistan e diverse Repubbliche della Siberia meridionale, dove i termometri si sono improvvisamente impennati ben oltre la soglia dei +30°C +32°C. Questa importante avvezione di aria calda si è sviluppata lungo il bordo più orientale della vasta saccatura di origine artica, responsabile delle nevicate tardive che nei giorni scorsi hanno imbiancato diverse città della Russia europea, ed in modo particolare quelle lungo la regione del Volga.

Ecco la saccatura responsabile dell'intensa ondata di calore che dai deserti del Medio Oriente, attraverso le steppe dell'Asia centrale, si è spostata fino alla Siberia meridionale
Ecco la saccatura responsabile dell’intensa ondata di calore che dai deserti del Medio Oriente, attraverso le steppe dell’Asia centrale, si è spostata fino alla Siberia meridionale

Quest’asse di saccatura piuttosto pronunciato, che ha mantenuto il proprio asse principale al traverso degli Urali, è stata alimentata dal ramo discendente del “getto polare” che scorreva sopra la Russia europea, il quale ha contributo a gonfiare l’ondulazione ciclonica, prolungandola verso latitudini più meridionali, fino all’altezza del Caucaso e del bacino del mar Nero. La discesa degli elementi più meridionali di questa saccatura fin sul mar Nero orientale e il Caucaso hanno determinato, più ad est, una poderosa risposta calda di matrice sub-tropicale che si è concretizzata con l’avvettare di aria particolarmente calda e molto secca che dai deserti dell’Iraq, dopo aver attraversato l’altopiano Iraniano, si è messa in movimento in direzione dei deserti del Turkmenistan e delle steppe dell’Uzbekistan. In pratica il perno più meridionale della saccatura raggiungendo l’est della Turchia è stato in grado di poter aspirare parte dell’aria calda presente sui deserti dell’Iraq spingendola verso l’Iran, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, in seno ad un più ampio flusso sud-occidentale, in uscita dal lato ascendente della stessa saccatura, che si è dipanato fino al Kazakistan e alla Siberia meridionale.

L’inasprimento del “gradiente barico orizzontale” lungo il bordo orientale della saccatura ha attivato una sostenuta ventilazione dai quadranti sud-occidentali che dall’altopiano Iraniano si è propagata alla vasta regione desertica del Karakum, per poi estendersi successivamente all’Uzbekistan e alle steppe del Kazakistan, attraverso l’irrompere nei bassi strati di una sostenuta e calda ventilazione da S-SO e SO, con raffiche di oltre i 50 km/h. Questi venti piuttosto sostenuti dai quadranti meridionali provenienti dall’Iran spazzando il deserto del Karakum hanno sollevato in aria un ingente quantitativo di polvere e pulviscolo desertico, producendo estese tempeste di polvere che si sono propagate al vicino Uzbekistan e al Kazakistan centro-orientale. Parte di questa polvere sollevata dal deserto turkmeno del Karakum, salendo oltre i 2 km di altezza, è stata intercettata in quota dagli intensi venti da SO che hanno spinto la nuvola di polvere in direzione dell’Uzbekistan e del Kazakistan, colorando di giallo e marrone i cieli.

L’avvettare di queste masse d’aria piuttosto calde e secche, di origini sub-tropicali, ha prodotto anche un consistente aumento delle temperature un po’ su gran parte dei paesi dell’Asia centrale, ed in modo particolare fra il Turkmenistan e l’Uzbekistan, dove i termometri, anche a seguito dei fenomeni di “Subsidenza atmosferica” creati dalla stessa avvezione calda, hanno varcato la soglia dei +40°C. Fra le temperature più alte spiccano i +39.6°C registrati nella città di Ashgabat, in Turkmenistan, mentre picchi di +40°C si sono registrati nel deserto del Karakum, direttamente coinvolto dal flusso caldo da S-SO e SO.

Ma il caldo si è avvertito anche fra l’Uzbekistan e il Kazakistan dove si sono manifestati gli effetti dell’”avvezione di spessore” prodotta dalla robusta avvezione calda, risalita lungo il ramo ascendente della saccatura. Difatti, il flusso caldo e secco in risalita lungo il bordo orientale della saccatura, durante la risalita verso latitudini più settentrionali (verso il Kazakistan e la Siberia) ha cominciato a crescere di quota, interessando gli strati medi e superiori della troposfera. Solitamente questi flussi caldi, d’origine sub-tropicale continentale (provenienti dai 25°- 30° latitudine nord), crescendo di quota tendono ad investire una maggior fetta di troposfera, comportando importanti aumenti dei valori di geopotenziale (a 500 hpa), coadiuvati da sensibili aumenti termici (sia d’origine radiativa che per il contributo dell’insolazione).

L’aumento dei valori del geopotenziale in quota tende a stabilizzare maggiormente la massa d’aria calda, che sale dalle latitudini sub-tropicali, associando ad essa condizioni spiccatamente anticicloniche, anche se non manca mai la copertura nuvolosa, di tipo avvettivo (alta e stratiforme). Il rialzo del geopotenziale in quota, oltre a stabilizzare la massa d’aria sub-tropicale, sempre che non vi siano intrusioni fredde nell’alta troposfera dai quadranti sud-occidentali o occidentali (spesso responsabili dello scoppio improvviso dei violenti temporali pre-frontali che salgono il ramo ascendente di una saccatura o di una giovane ciclogenesi), favorisce al contempo una recrudescenza della calura nei bassi strati, vuoi anche per il contributo dell’insolazione che della stessa ventilazione meridionale, dominante in seno ai flussi sub-tropicali.

In questo caso l’aumento dei valori di geopotenziale nella media troposfera ha prodotto estese “Subsidenze” che dal Kazakistan si sono estese fino alla Siberia meridionale. Questi moti discendenti in seno alla colonna d’aria, comprimendo l’aria verso i bassi strati, hanno contributo ulteriormente a scaldare la massa d’aria, già in origine piuttosto calda, facendo schizzare i termometri ben oltre il muro dei +35°C fra Uzbekistan e Kazakistan, e picchi di ben +28°C +30°C sulla Siberia meridionale. Il flusso caldo, dopo aver attraversato il Kazakistan, ha raggiunto la Siberia meridionale, e in modo particolare la Repubblica dell’Altai e la Repubblica di Chakassia, dove nei giorni scorsi le temperature hanno sfiorato i +30°C, anche per merito dell’azione combinata fra prolungato soleggiamento e aria secca, con bassi tassi di umidità relativa. Temperature davvero elevate per il mese di Aprile che purtroppo hanno contribuito ad alimentare i disastrosi incendi che nei giorni scorsi hanno bruciato decine di ettari di boschi e foreste della Siberia meridionale.