I ricercatori hanno mappato in grande dettaglio un’area vasta 4.000 chilometri quadrati
Si è conclusa la campagna oceanografica della nave Falkor che ha per la prima volta esplorato visualmente il Canyon di Perth, nell’Oceano Indiano al largo delle coste dell’Australia occidentale, rilevando fra l’altro la presenza di coralli viventi e subfossili. A realizzare l’impresa, un team scientifico che comprende l’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr) di Bologna.
“Abbiamo scoperto il corallo solitario di profondità Desmophyllum dianthus che, in una parete verticale del Canyon, si presenta come una sorta di muro formato da numerosissimi individui. Le associazioni più ricche sono state individuate per la prima volta fra i 600 e i 1.000 metri di profondità”, spiega Marco Taviani dell’Ismar-Cnr, che ha descritto le caratteristiche geologiche e biologiche del fondale man mano che il Rov (Remotely Operated Vehicle) ‘Comanche’, imbarcato sulla Falkor, mandava in diretta le immagini. “Si tratta di un ritrovamento significativo poiché, essendo questa specie diffusa in tutto il mondo, incluso il Mar Mediterraneo, permetterà di comprendere meglio la distribuzione geografica della fauna che si cela nelle grandi profondità marine”.

Il Canyon di Perth è una grande incisione nel margine continentale australiano, a cinquanta chilometri dalla cittadina di Fremantle. Presenta all’incirca le dimensioni del Grand Canyon americano, del quale è più profondo, spingendosi fino a 4.200 metri, mentre la parte superficiale arriva a circa 50 metri. I ricercatori hanno mappato in grande dettaglio un’area vasta 4.000 chilometri quadrati. Alla missione, coordinata da Malcolm McCulloch dell`Università di Western Australia, partecipano anche il Western Australian Museum e la Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation. La Falkor è stata messa a disposizione dallo Schmidt Ocean Institute, un’organizzazione filantropica per lo studio delle ultime frontiere marine.

