“Ci sono situazioni dove è stato permesso costruire chiudendo tutti e due gli occhi in condizioni di rischio spaventose”
“In questo Paese servono gli ingegneri, ma serve anche un bravo psichiatra” perche’ si costruisce senza limiti e soprattutto, purtroppo, in zone evidentemente a rischio idrogeologico e sismico, per effetto di “una legislazione ultrapermissiva” e dell’abusivismo, un’ignoranza “dietro alla quale pero’ c’e’ una logica” che vuole che resti una confusione normativa nella quale tutto e’ aggirabile, ma le conseguenze spesso sono drammatiche. Questo in estrema sintesi il succo dell’intervento di Erasmo D’Angelis, capo della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche #Italiasicura, istituita a palazzo Chigi, intervenendo a ‘Consumo di suolo e dissesto idrogeologico, sostenibilita’, innovazione e legalita’ per il territorio’, oggi alla Casa dell’Architettura di Roma. “Andiamo dove franano ville e villette e quando chiediamo la licenza edilizia il sindaco dice che ‘qui e’ stato costruito cosi”, o abbiamo meta’ citta’ costruita abusivamente”, elenca D’Angelis, descrivendo situazioni “a volte allucinanti”. Il fatto e’ che in Italia “negli ultimi 70 anni il costruito e’ passato dal 2,3 costruito in duemila anni al 7%- denuncia D’Angelis- nell’arco di 70 anni abbiamo triplicato le metrature”. E si e’ costruito poi “in zone dove la toponomastica avrebbe dovuto essere gia’ essa stessa un avvertimento: a Bagno, Bagnoletto, Settebagni, Punta Maledetta, via Affogalasino”, elenca, “ma ce n’e’ una marea: via della Frana che porta a localita’ La Frana”.
Insomma, “ci sono situazioni dove e’ stato permesso costruire chiudendo tutti e due gli occhi in condizioni di rischio spaventose”, denuncia il responsabile di #Italiasicura, “senza contare il rischio sismico: in questo Paese non ci manca niente: terremoti, vulcani, idrografia, orografia. E’ una roba incredibile, questo Paese andava preso con le molle e invece si e’ costruito dappertutto”. Il risultato e’ che “ci troviamo oggi con 7,5 milioni di edifici in zona sismica, che possano crollare”. Pero’, avverte Erasmo D’Angelis, capo della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche #Italiasicura, la riqualificazione del territorio, dell’edilizia, e la riduzione del rischio “e’ il vero business del futuro e di oggi”, ma c’e’ bisogno “di un ‘buon marketing'”, c’e’ bisogno “di creare una coscienza del rischio attraverso la conoscenza dei fenomeni”, si deve poi “sapere che esistono anche gli ecobonus”. Tutto utile, ma ormai “il gong e’ suonato, bisogna dare lo stop al consumo di suolo”, dice D’Angelis, “altrimenti non se ne esce: questo Paese ha bisogno di una moratoria al consumo di suolo”. Pero’, sottolinea, “non le finte moratorie come tanti argini di fiume messi a posto solo perche’ li’ vicino c’era una lottizzazione da fare”. Serve quindi “una vera moratoria”, riprende il capo di #Italiasicura, “come quella che hanno fatto solo quattro Regioni: Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia lasciando un margine di tre anni”. In queste Regioni, anche con ‘cautela’ in Lombardia, “sono state poste delle salvaguardie, dei vincoli, nelle zone piu’ a rischio, dicendo che non si puo’ piu’ costruire, punto”. Ancora, “due sole Regioni hanno un piano paesaggistico, che era un obbligo dal 2004, e sono Puglia e Toscana”. Tutto cio’ e’ stato possibile ed e’ possibile grazie a “una normativa ultrapermissiva”, lamenta D’Angelis, quella che fa anche si’ che “non esiste una stima precisa di quante case siano state costruite con gli ultimi 3 condoni”, mancano anche i dati sugli abbattimenti dell’abusivo, ma “dietro questa ignoranza su come sta messa l’Italia c’e’ una logica, c’e’ sempre stata”, quella evidentemente di avere mani libere nonostante si rischino vite e danni gravissimi al Paese.