Aria di festa, da un Paese all’altro
C’è stata la pioggia a offuscare i colori, ma mentre in centro a Milano le contestazioni si facevano cocenti, Expo 2015 ha aperto nell’entusiamo dei visitatori. Chi approfittava delle reti sospese del padiglione Brasile per sentirsi un po’ volare, chi provava a immedesimarsi con la popolazione del Nepal colpita dal terremoto. Il padiglione non terminato del Paese asiatico racconta mesi di fatica degli artigiani impegnati a intagliare il legno e le notti passate insonni per arrivare comunque ‘presentabili’ al grande evento.

Lungo il Decumano, la principale via su cui si affacciano i padiglioni dei singoli Paesi e i Cluster che ne raccolgono vari sotto diverse cornici tematiche, i visitatori si sono affollati tutto il giorno. Senza calche, ma con un flusso costante. Tra gli altri sono stati inaugurati oggi i padiglioni di Cina, Usa, Corea, Francia e Santa Sede. Quest’ultimo alla presenza del cardinale Gianfranco Ravasi, che ha voluto spiegare il motivo di essere presenti a un evento come Expo: lanciare il messaggio di un nutrimento non solo fisico e materiale, ma soprattutto spirituale.
Aria di festa, da un Paese all’altro. Il Kazakistan che fin dalle prime ore del mattino ha messo in scena balli tradizionali e una delegazione di un centinaio di persone pronte a promuovere la prossima edizione che si terrà ad Astana nel 2017. La Cina che ha riempito le strade e l’aria con il frastuono dei tamburi tradizionali ad accompagnare le danze dei dragoni. I Paesi sudamericani, riuniti in marcia per il Decumano per cantare e ballare, quasi in stile carnevale. La festa promette di continuare.