Il software consente di tracciare una mappa del rischio costituito dagli insetti invasivi, ossia di valutarne la diffusione e di quantificarne il danno potenziale a livello territoriale
A Expo arriva uno strumento, nato da un’alleanza fra ricercatori italiani e statunitensi, per preservare la biodiversita’ nel settore agricolo, sempre piu’ minacciata dai cambiamenti climatici, dall’utilizzo intensivo di prodotti chimici e dalla diffusione di specie esotiche invasive, come la cicalina, o di un temibile batterio, come la Xylella fastidiosa, che mettono in pericolo vite ed olivo. Si tratta di una tecnologia messa a punto nell’ambito del progetto GlobalChangeBiology, coordinato dall’Enea e sviluppato in collaborazione con l’Universita’ californiana di Berkeley e il consorzio scientifico no profit Casas Global, presentata oggi in occasione del convegno “Un mondo(bio)diverso: l’agrobiodiversita’ in un mondo che cambia”, svoltosi presso l’Auditorium di Cascina Triulza. “Grazie alla nostra tecnologia – spiega l’agronomo ed entomologo Enea Luigi Ponti – basata su un software che simula il funzionamento di un ecosistema nei suoi elementi essenziali e secondo appositi scenari, per la prima volta e’ possibile intervenire su base scientifica quantitativa per affrontare le criticita’ determinate dagli stress intensi e molto rapidi a cui l’agroecosistema e’ oggi sottoposto”. Nello specifico, il software consente di tracciare una mappa del rischio costituito dagli insetti invasivi, ossia di valutarne la diffusione e di quantificarne il danno potenziale a livello territoriale, sulla base di modelli che simulano le dinamiche di colture e specie infestanti in relazione a comportamenti, fisiologia e condizioni climatiche. L’allarme – aggiunge l’Enea – nasce anche dal fatto che con il surriscaldamento del clima e la globalizzazione, le specie invasive sono destinate ad aumentare: lo testimonia la crescente presenza di insetti tropicali e di vegetali dannosi nel Bacino del Mediterraneo, dalla zanzara tigre, all’alga killer che ha causato danni ingenti nelle praterie di Posidonia, fino alla Xylella che non era mai stata segnalata prima nella regione euro-mediterranea.
