Parte da Riccione ICAR la VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus. 800 gli specialisti attesi. Sull’epatite C, focus su nuovi farmaci e sostenibilità: “una cura che costa tra i 25 ai 30mila euro per trattamento”
Le associazioni dei pazienti e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali richiamano l’attenzione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e del Ministero affinché i pazienti coinfetti possano essere considerati categoria prioritaria per il trattamento dell’epatite C. E’ entrato in vigore in Italia la determinazione di prezzo e rimborso, pubblicata in Gazzetta Ufficiale di Daclatasvir, un potente inibitore pan-genotipico del complesso di replicazione NS5A , per l’uso in associazione con altri medicinali nei genotipi 1, 3 e 4 per il trattamento dell’infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) in pazienti adulti. “L’arrivo di un nuovo farmaco nella prescrivibilità del trattamento da Epatite C – afferma il Prof. Massimo Andreoni, Presidente SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – è un’ottima notizia sia per medici, sia per pazienti, che avranno un ulteriore strumento nella lotta contro l’infezione, ma anche per il problema della sostenibilità economica, perché più farmaci vi sono o vi saranno sul mercato, più i costi della terapia saranno ridotti”.

NUOVE LINEE GUIDA EUROPEE – Sono state presentate negli ultimi giorni le nuove linee guida europee per la cura dell’Epatite C: massima attenzione sulla questione della sostenibilità e sull’arrivo di nuovi ulteriori farmaci. Ma ancora più importante è stato il richiamo su come i pazienti con coinfezione Hiv ed Epatite, sebbene il trattamento abbia probabilità di risposta identiche a quelle del paziente monoinfetto, abbiano una evoluzione di malattia molto più rapida rispetto a quello monoinfetto e debbano pertanto avere un accesso prioritario alla terapia. In base a questo dato, confermato da altre ricerche della letteratura scientifica, le associazioni dei malati e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali richiamano l’attenzione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e del Ministero affinchè i pazienti coinfetti possano essere considerati categoria prioritaria per il trattamento dell’epatite C.
COSTI E OBIETTIVI – “Una discussione – spiega una dei tre presidenti del Congresso Prof.ssa Cristina Mussini che sarà riproposta e approfondita proprio durante il congresso, con gli epatologi della SIMIT e con quelli di AISF, che presenteranno lavori al fine di promuovere questa sensibilità. Infatti, sarebbe importante che, come sottolineano le nuove Linee Guida Europee, anche in Italia i pazienti con co-infezione HIV-HCV possano avere accesso ai nuovi farmaci in presenza di un grado di fibrosi anche lieve.