Oncologi USA: passi in avanti, ma sono a rischio i fondi per la ricerca

“Abbiamo fatto enormi progressi nella lotta contro il cancro, ma non possiamo permetterci di riposare sugli allori, perché così perderemo terreno”

Da un lato i progressi della scienza e le nuove opportunità di cura, dall’altro un taglio globale e graduale dei fondi che mette a rischio la ricerca. È lo scontro fra queste due tendenze parallele a segnare l’apertura del Congresso ASCO. Le previsioni dell’Organizzazioni mondiale della Sanità tracciano un quadro preoccupante, con stime della malattia in crescita a livello globale: nel 2025, i malati di tumore arriveranno a sfiorare i 20 milioni. Ma se l’incidenza delle neoplasie è in crescita, le armi oggi disponibili sono sempre di più: dalle terapie mirate e personalizzate, alle nuove molecole agli approcci innovativi come l’immuno-oncologia, con tassi di guarigione in costante aumento. Tuttavia, secondo gli esperti, il rischio di uno stop ai progressi nelle cure anticancro è concreto: “Dal 1998 al 2003 – ha affermato il presidente ASCO, Peter Paul Yu – il Congresso americano ha dato un enorme supporto alla ricerca medica raddoppiando i fondi destinati al National Institute of Health. Purtroppo, però, il mancato incremento dei finanziamenti negli anni successivi ha rallentato il passo delle scoperte. Abbiamo fatto enormi progressi nella lotta contro il cancro, ma non possiamo permetterci di riposare sugli allori, perché così perderemo terreno”. Negli Usa, ad esempio, “stanno diminuendo le borse di studio ed il numero di pazienti arruolati per le sperimentazioni cliniche, mentre molti nostri ricercatori lasciano gli Stati Uniti per lavorare in altri Paesi”. Con una conseguenza: “Per recuperare il terreno perso ora nella lotta contro il cancro – ha sottolineato il presidente degli oncologi Usa – saranno poi necessari decenni. È quindi prioritario mettere la ricerca biomedica di nuovo ‘in pista’”. La situazione non è migliore in Italia. “È anche peggio – ha commentato il presidente AIOM, Carmine Pinto -. Oggi le risorse per la ricerca vengono quasi esclusivamente dall’industria e in minima parte da finanziamenti pubblici, ma questo crea grandissime difficoltà. La ricerca italiana in questo momento è quasi ad uno stallo e per ripartire è fondamentale avviare strategie di cooperazione tra enti finanziatori pubblici e aziende”. A questo fine, ha annunciato, “come AIOM lanceremo una campagna, perché la Ricerca oncologica abbia obiettivi comuni al pubblico e al privato, mentre diciamo ‘no’ alla prospettiva di una Ricerca guidata solo dagli obiettivi dell’industria”. Nonostante tutto, però, “i nostri ricercatori sono tra i primi, ma questo è molto legato all’iniziativa dei singoli gruppi che con grossi sacrifici riescono a trovare fondi per i progetti. Ciò che è inammissibile – ha concluso il presidente AIOM – è la totale mancanza di una strategia globale e nazionale per la Ricerca”.