Prima “supercella temporalesca” di stagione al nord, inizia la stagione dei fenomeni estremi

Nella serata di ieri in Piemonte si è sviluppata la prima “supercella” di stagione responsabile delle grandinate fra torinese e astigiano

Mentre le regioni meridionali e la Sicilia erano alle prese con la poderosa onda di calore responsabile della caduta di numerosi record di caldo, sul nord il transito di una “banda baroclina” lungo l’area alpina ha prodotto condizioni di spiccata instabilità, alimentando un marcato “forcing” convettivo, enfatizzato sia dal passaggio in quota del ramo principale del “getto polare” che dal consistente “gradiente termico”, fra l’avvezione calda al sud e l’aria più fresca oceanica in sfondamento da ovest.

EUMETSAT_MSG_RGB-12-12-9i-segment14Questo mix di elementi, davvero esplosivo, nel corso del tardo pomeriggio di ieri ha favorito lo sviluppo di un intenso sistema convettivo a mesoscala, lungo la pianura piemontese, fra torinese, astigiano, successivamente evoluto nella probabile prima “supercella” padana di stagione. L’afflusso in quota (sopra le Alpi occidentali) di aria secca, a seguito dell’intenso sistema frontale transitato sull’Europa centrale, sommandosi all’azione di una linea di confluenza venti nei bassi strati, sono stati gli elementi determinanti che hanno acceso l’attività convettivo nell’area poco ad est della città di Torino.

Il sistema temporalesco con caratteristiche “supercellulari” osservato dalle immagini radar

La grande esplosività del sistema temporalesco, responsabile delle grandinate avvenute sul torinese e parte dell’astigiano, sarebbe da ascrivere al fortissimo “gradiente igrometrico” che si è venuto a creare in loco, fra l’aria tiepida e umida, stagnante al suolo da diversi giorni, e l’aria più fredda e secca che è sopraggiunta alle quote superiori della troposfera, dopo essersi inserita all’interno della circolazione depressionaria in azione sulle Isole Britanniche. Generalmente, come avviene spesso lungo le vaste praterie degli Stati Uniti e del Canada meridionale, questa combinazione, fra aria fredda e secca in quota, e aria calda e umida nei bassi strati, é ideale per le forti grandinate, che a volte possono divenire veramente estreme, tanto da causare danni ingentissimi. In queste situazioni, con fortissimi divari “igrometrici”, succede che all’attivarsi delle forti correnti ascensionali, l’aria che tende velocemente ad ascendere verso l’alto, a contatto con lo strato di aria secca presente in alta quota, si raffredda più velocemente dell’aria più umida presente negli strati inferiori, favorendo un elevatissimo “CAPE” (energia potenziale per l’attività convettiva) che fornisce le energie necessarie per lo scoppio di fenomeni temporaleschi estremamente violenti. Ma il sistema temporalesco a mesoscala ha iniziato ad evolversi in “supercella” non appena l’incudine dell’imponente cumulonembo è stata “intercettata” in quota, nell’alta troposfera, dal passaggio del “getto polare”. Essa ha iniziato a roteare, assumendo le caratteristiche “mesocicloniche” che contraddistinguono la “supercella”.

La “supercella” di ieri pomeriggio sull’ovest dell’Ucraina

La “supercella” si distingue dagli altri fenomeni temporaleschi perché al proprio interno presenta un forte moto rotatorio antiorario che favorisce lo sviluppo di un intenso un “updraft rotante”, definito con il termine di “mesociclone”. Ogni sistema temporalesco che presenta uno spiccato moto vorticoso al proprio interno, tale da originare degli “updraft roteanti”, può venire identificato in una “supercella”. In genere questi potenti sistemi convettivi si possono formare solo in determinate situazioni sinottiche, in aree di forte instabilità atmosferica, con una forte convergenza fra venti di opposte direzioni nei bassi strati ed in presenza di un “Wind Shear verticale” considerevole, esacerbato dal transito nell’alta troposfera del ramo principale del “getto polare” o di un “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto”) ad esso collegato. Nel caso della “supercella” di ieri osservata fra torinese e astigiano il grosso temporale si è sviluppato da un sistema convettivo a mesoscala, alimentato da aria molto calda e umida che è ascesa bruscamente verso l’alto (vuoi per l’irrompere di un passaggio frontale o di aria più fredda in quota dalle Alpi occidentali), alimentando potenti “updrafts” che hanno rinvigorito l’ammasso temporalesco, fino a farlo esplodere letteralmente verso il limite superiore della tropopausa.

L’immagine della “supercella” di ieri nell’Oblast’ di Lviv

Dopo aver interessato diverse aree al confine fra torinese, astigiano e novarese, con forti rovesci e grandinate, la “supercella” si è rapidamente indebolita spostandosi lungo il confine lombardo occidentale, nel momento in cui ha raggiunto i massimi picchi precipitativi, raffreddando le masse d’aria presenti nei bassi strati. Solitamente, come avviene spesso nelle “supercelle” padane, l’improvviso collasso del sistema avviene nel momento in cui il “Wind Shear positivo” che ha prodotto il “mesociclone” comincia ad indebolirsi, inibendo la vorticità positiva all’interno del sistema temporalesco. Senza di questa il sistema non si può più autoalimentare. Sempre ieri altre “supercelle”, alcune veramente spettacolari, si sono rapidamente sviluppate fra l’est della Slovacchia e sull’Ucraina occidentale, dove l’elevato “Shear” del vento fra medi e bassi strati ha impresso un notevole invorticamento alle varie “Cellule temporalesche” che si sono sviluppate per attività “termoconvettiva” e inasprimento del “gradiente termico verticale”. Una “supercella” davvero spettacolare si è formata lungo l’Oblast’ di Lviv, dove si sono verificati forti temporali, con grandinate e colpi di vento. Fortunatamente non sono stati osservati fenomeni vorticosi particolarmente significativi.