L’azione congiunta fra “El Niño” e la “QBO” orientale pare essere una delle cause di questa incredibile “altalena termica” primaverile
Uno degli elementi salienti che ha caratterizzato, fino ad ora, la primavera 2015 è stata proprio la persistenza di questa “altalena termica”, fra fasi calde e soleggiate, davvero importanti per la stagione, inframmezzate da rapide incursioni di aria più fresca e umida dalle latitudini nord-atlantiche, o dall’Europa settentrionale.
Ad una prima analisi basata sugli indici di “teleconnessione” (quegli indici climatici che misurano il grado di correlazione spazio-temporale atmosferico o oceanico tra aree della Terra anche molto distanti tra loro) queste sensibili variazioni del campo termico possono essere interpretate in seno ad un complesso schema circolatorio emisferico che comincia a risentire dei primi effetti di “El Niño”, in fase di accentuazione sul Pacifico centro-orientale, è della “QBO” orientale, attualmente in azione. Quello della “QBO” è un indice climatico molto importante, esso mette in evidenza l’oscillazione dei venti zonali equatoriali a livello stratosferico che variano alternativamente la loro direzione, spirando sia da Est (“Easterlies“) per provenire successivamente da Ovest (“Westerlies“), secondo un periodo che in media dura circa 28-29 mesi.
In questo caso l’emergere di questo nuovo ciclo di “El Niño” sul bacino del Pacifico, oltre a surriscaldare in modo molto vivace le aree continentali tropicali, contribuisce, seppur per via indiretta, a far incrementare i valori di geopotenziale fra il medio Atlantico, l’Africa settentrionale e il Mediterraneo centro-occidentale, contribuendo così a far dilatare la cintura anticiclonica sub-tropicale, conosciuta come “Cella di Hadley”, fin verso l’Europa meridionale, fomentando su questa ondate di calore anche intense e premature. Ma agli effetti di un “Nino” crescente, che inizia ad influenzare l’andamento meteo/climatico su gran parte del Pacifico e del continente americano, si sommano gli effetti della “QBO” orientale che si associa ad un vortice polare spesso disturbato che agevola significativi rallentamenti delle correnti zonali, alle medio-alte latitudini, con la conseguente instaurazione di flussi meridiani (veloci scambi di calore fra tropici e polo).
