Ragadi anali: cause, sintomi, diagnosi, cura e prevenzione

Le ragadi anali sono piccole ferite che interessano la cute del bordo anale, fra l’interno e l’esterno del canale; più di frequente sulla zona posteriore, in prossimità del coccige. Dolorose e spesso persistenti, esse rappresentano un vero problema per chi ne soffre poiché sono molto fastidiose. Il più delle volte le ragadi anali costituiscono una condizione patologica risolvibile facilmente e in poco tempo.

Esse si presentano come delle piccole ma fastidiosissime ferite, che si fanno sentire ogni volta che si va in bagno, scatenando un dolore intenso, martellante, accompagnato da perdite di sangue.

RAGADICAUSE: Le cause esatte delle ragadi anali primarie sono sconosciute ma si pensa che siano dovute a feci molto dure che danneggiano il canale anale. Di solito, il tipo di danno si cicatrizza in pochi giorni ma alcune persone possono avere dei problemi di base all’anello di muscoli che circonda il canale anale, conosciuto come sfintere. Tali problemi possono impedire una normale cicatrizzazione del canale anale, portando alla formazione di ragadi anali croniche dolorose. Le ragadi anali secondarie sono dovute, nella maggior parte dei casi, alla stitichezza che può causare un indurimento delle feci, aumentando il rischio che queste possano danneggiare il canale anale. Un altro problema comune è dovuto al fatto che le persone rimandano l’idea di defecare a causa del dolore della ragade anale e questo comportamento scatena i sintomi della stipsi, con ragadi che, di conseguenza, non hanno possibilità di guarire. Le ragadi anali possono essere dovute a ulcere sulla parete dell’ano formate da malattie infiammatorie croniche dell’intestino (es. morbo di Crohn e colite ulcerosa). Anche nei casi in cui la parete dell’ano viene contagiata da un’infezione sessualmente trasmissibile, può aversi una ragade, dal momento che essa causa la rottura del tessuto. Le infezioni sessualmente trasmissibili che infettano l’ano solo la sifilide, il papilloma virus, l’herpes, la clamidia. Durante il terzo trimestre di gravidanza (dalla 29 settimana), il rischio di sviluppare una ragade anale è maggiore. Si può anche sviluppare una ragade anale durante il parto a causa dello sforzo che puà provocare delle lesioni all’ano. In casi rari, una ragade anale può essere segno del cancro. Sarà il medico a stabilire se ce ne sia il sospetto e, nel caso, a prescrivere ulteriori esami.

SINTOMI: Il primo sintomo evidente, che preannuncia la presenza di una ragade anale, è l’intenso dolore all’atto della defecazione, seguito da bruciore e da prurito nella parte interessata. Il dolore, molto intenso durante il passaggio delle feci, spesso sparisce per qualche minuto per poi ricomparire e persistere anche a lungo. Si parla, proprio per questo motivo, di “sindrome dolorosa in tre tempi”. Per via del dolore persistente dopo la defecazioni, le ragadi anali sono particolarmente fastidiose, creando problemi alla vita di tutti i giorni (es. difficoltà a sedersi o a rimanere in piedi troppo tempo), compromettendone lo svolgimento. Un altro campanello d’allarme è dato dalla presenza di tracce di sangue sulla carta igienica dopo la defecazione. Quando le ragadi anali cronicizzano, il prurito ed eventuali escoriazioni perianali diventano sempre più frequenti .La situazione finale, cui non si dovrebbe mai arrivare, è l’emissione di una certa quantità di pus, con presenza di fistole che testimoniano un’ulteriore peggioramento della patologia.

DIAGNOSI: Per l’identificazione della ragade è spesso sufficiente l’osservazione dell’ano, divaricando delicatamente i glutei. Per escludere la presenza di masse e per valutare il tono sfinteriale, va eseguita un’esplorazione rettale, ossia una palpazione digitale dell’ano e della parte inferiore del retto. L’anorettoscopia, eseguibile solo se il dolore lo permette, consiste nell’osservazione della parte interna dell’ano e del retto mediante tubi illuminati, mentre per stabilire quanto lunga debba essere la sezione dello sfintere interno in caso di intervento chirurgico, si esegue la manometria anorettale, utilizzando una sonda morbida e perfusa di acqua. Se vi è il sospetto di malattie infiammatorie o neoplastiche, si esegue la colonscopia. Altri accertamenti eseguibili possono consistere in : esami del sangue per malattie sessualmente trasmissibili, esame colturale delle feci, esame microbiologico di tampone della cute perianale, biopsia.

CURA E PREVENZIONE: Ancora prima della terapia farmacologica, le ragadi anali si combattono adottando corrette abitudini quotidiane. In primis, bisogna intervenire sull’igiene personale, usando un lubrificante (es. vaselina) prima di ogni evacuazione, evitando sforzi eccessivi all’atto dell’evacuazione, non usando troppa carta igienica e lavandosi con acqua tiepida. Se è impossibile lavarsi, usate salviettine imbevute di soluzioni emollienti e lenitive, facendo impacchi di soluzione fisiologica (500 ml di acqua e 2 cucchiaini di sale) per 2-3 volte al giorno per 10 minuti circa, mantendo sempre asciutta la cute intorno all’ano e non usando biancheria intima in tessuti sintetici.

E’ importante adottare una corretta alimentazione, mangiando tanta frutta e verdure che, contenendo tante fibre, arricchiscono la massa delle feci, facilitando l’evacuazione. Occorre bere tanta acqua e succhi di frutta durante la giornata, evitando i cibi troppo piccanti e speziati. Per consentire la guarigione della ragade è necessario rilassare in qualche modo lo sfintere involontario, in modo da dare tempo alla lacerazione di guarire in modo spontaneo. Per ottenere questo scopo vi sono diversi metodi: i dilatatori meccanici, tubi sagomati in plastica rigida da infilare nella parte usando un’apposita crema lubrificante, in modo da dilatare l’ano e rilassare forzamentamente lo sfintere involontario. Un rimedio temporaneo ma efficace consiste nell’applicazione di una pomata al 2% di nitroglicerina (glicerina nitrato) che, applicata esattamente sulla parte interessata, dona un sollievo quasi immediato. In alternativa alla pomata, vi è l’iniezione di siero di botulino ma l’unico metodo davvero risolutivo è l’operazione chirurgica. L’intervento di scelta è la sfinterotomia anale interna.