Roberto Pazzi, Curiosity e il tramonto blu su Marte

Recentemente Curiosity ha trasmesso alcune immagini sorprendenti a dir poco sublimi e quasi opera d’arte robotica in sé

Il pianeta Marte è da sempre il grande sogno dell’umanità nella sua disperata ricerca di fratelli alieni: oggi sappiamo che al massimo…solo micro-organismi più fragili, sarebbe già una sconfitta della nostra solitudine cosmica. Marte anche sempre anche un archetipo, non solo un segno o un simbolo, dei visionari della fantascienza, da Calvino stesso a Ray Bradbury. Recentemente Curiosity, il robot quasi Cristoforo Colombo 2.0 da tempo sul pianeta Rosso nella sua missione Nasa fondamentale, ha trasmesso alcune immagini sorprendenti a dir poco sublimi e quasi opera d’arte robotica in sé. Lo scrittore cosiddetto “Fantastico”, Roberto Pazzi, (vedi Wikipedia) tra i più rilevanti in Italia e non solo (tra i più tradotti all’estero e da molta critica considerato erede dello stesso Italo Calvino) con un breve saggio su QN (Quotidiano Nazionale) ha letteralmente celebrato – se non in certo senso firmato – il flash quasi tecnoimpressionista.. di Curiosity, rilanciando la News proveniente da Marte: poeticamente ha terramorfato il pianeta Rosso con Parole che avrebbero sottoscritto all’istante sia Bradbury che Von Braun: quando la meraviglia diventa già un atteraggio umano virtuale sul pianeta Rosso.. Meglio, in senso comunicativo, di come “avrebbe” fatto la Nasa stessa. (*nota di R. Guerra)

Roberto PazziECCO IL TESTO DI ROBERTO PAZZI:
La conquista dello spazio costringe la fantasia a fare salti mortali trasformando i miti più cari
«… IL SOL che tra lontani monti , / dopo il giorno sereno, / cadendo si dilegua e par che dica / che la beata gioventù vien meno» … «… e fin che il sole splenderà sulle sciagure umane …».
Sono tramonti nel nostro immaginario inondati dal rossore del sole, che brillano fra i testi italiani di Poesia più alti, il primo da ‘Il passero solitario’ di Leopardi, il secondo da ‘Dei sepolcri’ di Foscolo. Sempre. Sia che evocassero la fine della stagione più bella e più rimpianta della vita, la giovinezza. Sia la fine ancor più deprecata e temuta, quella della vita stessa.
ERA sempre l’oro, ormai corrottosi in rosso aranciato e violetto del crepuscolo, a connotare l’ora magica del tramonto. Ma la conquista degli spazi, nel gran viaggio della conoscenza, se esalta e dilata la mente, costringe la fantasia a salti a dir poco mortali e forse alla trasformazione dei miti più cari, come quello che si affidava al vecchio e popolare detto dei nostri nonni, ‘rosso di sera bel tempo si spera’. Sì, perché quando i nostri nipoti saranno abituati a viaggiare nel cosmo, come noi lo eravamo sui mari e i monti d’Italia e d’Europa, accadrà che dovranno forse cambiare molti nomi delle cose, in virtù proprio del mutamento dei colori. E allora sarà importante verificare se il sentimento della cosa evocata, se l’emozione a cui erano abituati, subiranno una decisa metamorfosi.
SE A POCO a poco dovranno rinominare le emozioni, ribattezzare le ore, le stagioni, i segnali che la Natura ci mandava. Alba, mezzodì, meriggio, sera, tramonto, notte erano i messaggeri del cosmo, che ci avvertivano, nella temporalità della giornata quotidiana, della equivalenza della vita intera.
«Chi ha vissuto una giornata le ha già vissute tutte», arrivava a dire Schopenhauer, volendo significare che tutto si ripete e che il futuro è fatto della stessa identica sostanza del passato.
E ALLORA i messaggi del cosmo come verranno letti? Quali occhiali dovranno inforcare i nostri nipoti per tradurre il sentimento del riposo al tramonto, a cui erano abituati nel rosso ormai violetto, cambiandolo in un inquietante blu elettrico? Che ruzzolone farà la psiche umana, mentre contempla da un albergo su Marte il tramonto blù? Che cosa patirà? Che relatività dovrà assumere come misura di questa cittadinanza cosmica? Le albe saranno nere? I mezzodì verdi ? Le notti gialle? a quelle bianche Dostoevskij ci aveva già abituato…
Dovremo ribattezzare nei colori nuovi un nuovo sentimento della vita? Perché di questo stiamo parlando. Della notizia che al calar del sole su Marte l’atmosfera non si tinge di rosso, ma in blù. Coraggio, l’arte ci aiuta sempre. Picasso con la pittura del suo periodo blu era già stato su Marte…