“È fuori discussione che spetti al pediatra, riferimento più affidabile, promuovere cultura sull’argomento e offrire le necessarie rassicurazioni”
Anche i rilievi più recenti pubblicati dal ministero della Salute confermano una tendenza annunciata e temuta: si registra una flessione per quasi tutte le vaccinazioni, incluse quelle di legge, con valori che hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 10 anni e coperture a 24 mesi d’età di poco superiori al valore minimo previsto dall’obiettivo del Piano nazionale. “Questo deve far riflettere sul rischio che, in mancanza di contromisure, alcune malattie gravi, come la poliomielite e la difterite, scomparse dal nostro Paese ma tuttora presenti in alcune aree del mondo, potrebbero riaffacciarsi anche in Italia, con implicazioni sanitarie, sociali ed economiche a dir poco devastanti” sottolinea una nota della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). “Tra i molteplici fattori – afferma Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS – è senz’altro prioritaria la corretta informazione dei genitori che in oltre il 72% dei casi, come documentano alcuni recenti dati del Censis, pur riconoscendo l’importanza sociale delle vaccinazioni, nutrono qualche dubbio sulla necessità di dover intervenire su un individuo sano”.

“È allora fuori discussione – prosegue Di Mauro – che spetti al pediatra, loro riferimento più affidabile, promuovere cultura sull’argomento e offrire le necessarie rassicurazioni. Sempre che, naturalmente, non sia lui stesso ad avere delle perplessità sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini. La SIPPS ha condotto un’indagine via mail alla quale hanno risposto 488 pediatri di tutte le regioni, tra cui 325 pediatri di famiglia e 107 ospedalieri o universitari. “Sono emerse alcune aree di incertezza sulle quali è bene focalizzare l’attenzione – afferma Luciano Pinto, vicepresidente SIPPS Campania e coordinatore del progetto -: per esempio, il 22% dei partecipanti ritiene che un bambino debba essere vaccinato soltanto contro le malattie più gravi, il 13% che sia preferibile ridurre al minimo il numero dei vaccini somministrati, il 17% che ci si debba fidare più di quelli noti che non di quelli nuovi e l’8% crede più nell’immunità acquisita attraverso le malattie che non nei vaccini”. Va infine osservato che il 2,5% delle risposte ha espresso un dubbio o, peggio, una piena concordanza nel riconoscere un legame tra vaccinazioni e autismo, per quanto sia stato ampiamente e definitivamente sconfessato dalla letteratura scientifica. Sorge quindi spontaneo l’interrogativo su cosa si possa e si debba fare. “Innanzitutto – spiega ancora Pinto – occorre promuovere una formazione continua sulle vaccinazioni, sulle reazioni avverse e sulle epidemie di malattie prevenibili con le vaccinazioni, con la partecipazione congiunta dei pediatri, e del personale medico ed infermieristico dei Centri vaccinali”. “Altrettanto importante è poi l’istituzione in ogni regione di anagrafi vaccinali e di sistemi di sorveglianza delle reazioni avverse, che diano in tempo reale informazioni sulla situazione locale, sull’andamento delle coperture vaccinali per singola zona e per singolo vaccino”. La SIPPS, dopo aver pubblicato una guida pratica alle vaccinazioni destinata ai pediatri e ai professionisti sanitari, ha realizzato un vademecum sulle malattie infettive prevenibili, scaricabile dal sito www.sipps.it, sezione “Attività editoriali”.