“Sentire le voci” è più comune di quanto creduto, e non solo per le psicosi

I risultati contraddicono la credenza comune in psichiatria, secondo cui solo chi soffre di schizofrenia o di altre psicosi sente voci nella testa

Sentire ‘voci di dentro’, come nella commedia di Eduardo De Filippo, e vedere cose che altri non vedono, e’ piu’ frequente di quanto si pensi comunemente. E non avviene solo a chi soffre di psicosi o di allucinazioni. E’ il risultato di uno studio internazionale guidato dal Brain Institute dell’University of Queensland, in Australia, secondo cui e’ un’esperienza che vive circa una persona su 20. Lo studio, che ha coinvolto 30 mila persone di 19 paesi, ha esaminato per lo piu’ persone ben funzionanti, che vivono nella comunita’, hanno un lavoro e sono altrimenti in salute. “Talvolta le voci commentano sulle loro azioni, possono descrivere cio’ che la persona sta facendo. Altre volte le voci parlano della persona, o le danno ordini”, scrive il responsabile dello studio, il neurobiologo John McGrath, sulla rivista JAMA Psychiatry dell’American Medical Association. Tra le persone che hanno ammesso di aver avuto tali allucinazioni, un terzo ha detto che e’ accaduto solo una volta, mentre un terzo ha riferito di un numero maggiore di episodi, fino a cinque durante la vita. I risultati contraddicono la credenza comune in psichiatria, secondo cui solo chi soffre di schizofrenia o di altre psicosi sente voci nella testa. “Si tratta di un indizio importante, su quale parte del cervello possa malfunzionare, interferire con i circuiti che controllano il linguaggio, l’ascolto e la parola”, sostiene McGrath. “Sara’ possibile comprendere i meccanismi sottostanti, che causano allucinazioni solo transitorie in alcune persone, mentre altre soffrono di condizioni piu’ persistenti come la schizofrenia. Se possiamo separare queste due tipologie e i meccanismi sottostanti, potremmo scoprire la causa di questi sintomi”, aggiunge. “C’e’ da domandarsi – conclude McGrath – se avere queste esperienze aumenta il rischio di depressione o di disturbi di ansia piu’ tardi nella vita. Conoscere questi sintomi puo’ aiutare a creare una procedura di screening per intervenire tempestivamente”.