I friulani “rinunciarono ad avere subito salva la propria casa per dare priorità alle fabbriche, alle infrastrutture, ai municipi dal cui ripristino dipendeva la ripresa dell’economia e di una vita ‘normale'”
“Sono onorata e commossa di aver rappresentato a Gemona la Regione a 39 anni dal terremoto che rappresenta tuttora, seppure dalla profondita’ del suo dolore, l’evento che ha delineato il profilo dell’identita’ friulana”. Lo ha affermato oggi l’assessore Mariagrazia Santoro, intervenuta a Gemona del Friuli (Udine) alle cerimonie alla caserma Goi-Pantanali e al monumento di piazzale Emanuele Chiavola in ricordo dei militari e dei vigili del Fuoco vittime del terremoto del 6 maggio 1976. Oltre alle vittime in uniforme, in gran parte alpini della Julia, “un profondo senso di gratitudine va a quei friulani – ha continuato Santoro – che rinunciarono ad avere subito salva la propria casa per dare priorita’ alle fabbriche, alle infrastrutture, ai municipi dal cui ripristino dipendeva la ripresa dell’economia e di una vita ‘normale'”. Santoro ha rimarcato che da quella decisione, segno di “altissimo senso di responsabilita’ civile”, nacque “il ‘modello Friuli’ che in tutta Italia ha fatto si’ che questa immane tragedia sia ricordata come esempio virtuoso di riscatto e di capacita’ di gestione”. Alle cerimonie erano presenti numerosi parenti dei giovani alpini scomparsi tra le macerie della caserma di Gemona e il primo cittadino Paolo Urbani, che ha annunciato la volonta’ del Comune di attribuire il prossimo anno alla Brigata Alpina Julia la cittadinanza onoraria della cittadina. Ventotto soldati furono furono le vittime della scossa del 6 maggio, che a Gemona causo’ 400 morti. Antonio Alfano, Sabatino Bocchetto, Amato Celli e Antonio Pedone, assieme all’imprenditore pordenonese Pio Francesco Perin, persero invece la vita nell’incidente occorso durante il volo di rientro dell’elicottero dei vigili del Fuoco avvenuto sul lago di Redona nel corso dell’opera di soccorso alle popolazioni terremotate.
