Riapre oggi il Reale Osservatorio vesuviano, voluto da re Ferdinando II di Borbone come centro d’eccellenza mondiale per studiare i vulcani
Torna a vivere il Reale Osservatorio vesuviano, alle falde del Vesuvio, nel territorio del Comune di Ercolano (Napoli). La sede storica, voluta da re Ferdinando II di Borbone, è stata ristrutturata per poter ospitare il museo dell’Osservatorio ed eventi di carattere scientifico e divulgativo per la migliore diffusione delle conoscenze sul rischio vulcanico. L’Osservatorio vesuviano, costruito a ridosso del Gran Cono del Vesuvio, resta il primo Centro al mondo per l’osservazione diretta dei movimenti vulcanici. Primo direttore è stato lo scienziato di fenomeni elettrici, Macedonio Melloni. A quei tempi si pensava che eruzioni e terremoti fossero provocati dall’accumulo di cariche elettriche (come per i fulmini).

La giornata inaugurale dell’antico edificio borbonico realizzato su tre piani si è conclusa con lo scoprimento del busto bronzeo dedicato all’ultimo direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Imbò, insediatosi nel 1935 e rimasto in carica fino al 1970. Tra i suoi direttori l’Osservatorio vesuviano annovera anche Giuseppe Mercalli, lo scienziato che ha dato il nome alla scala per la misurazione dell’intensità dei fenomeni tellurici. La sezione museale dell’Osservatorio ospita, tra le altre eccellenze, alcuni documenti fotografici dell’ultima eruzione (1944), una rara collezione di rocce, minerali, pomici e ceneri di molte eruzioni, numerosi strumenti scientifici e di misurazione dei fenomeni naturali legati al Vulcano realizzati tra metà Ottocento e primo Novecento, perfettamente restaurati (compreso il primo sismografo elettromagnetico al mondo, realizzato dal direttore Luigi Palmieri nel 1856). Il museo raccoglie anche 89 medaglie realizzate con la lava fusa di diverse epoche (dal 1819 al 1939). Anche in questo caso, si tratta di una collezione unica al mondo. La direzione dell’Osservatorio sta studiando una convenzione con l’Ente Parco nazionale del Vesuvio per consentire ai turisti diretti sul cono grande del Vesuvio di visitare, al rientro, con lo stesso biglietto, anche il museo dell’Osservatorio.