Torna a vivere il Reale Osservatorio Vesuviano: voluto dai Borbone, fu il primo centro vulcanico del mondo

Riapre oggi il Reale Osservatorio vesuviano, voluto da re Ferdinando II di Borbone come centro d’eccellenza mondiale per studiare i vulcani

Torna a vivere il Reale Osservatorio vesuviano, alle falde del Vesuvio, nel territorio del Comune di Ercolano (Napoli). La sede storica, voluta da re Ferdinando II di Borbone, è stata ristrutturata per poter ospitare il museo dell’Osservatorio ed eventi di carattere scientifico e divulgativo per la migliore diffusione delle conoscenze sul rischio vulcanico. L’Osservatorio vesuviano, costruito a ridosso del Gran Cono del Vesuvio, resta il primo Centro al mondo per l’osservazione diretta dei movimenti vulcanici. Primo direttore è stato lo scienziato di fenomeni elettrici, Macedonio Melloni. A quei tempi si pensava che eruzioni e terremoti fossero provocati dall’accumulo di cariche elettriche (come per i fulmini).

La costruzione (su tre piani) dell’Osservatorio iniziò nel 1841 e si concluse nel 1848. In verità l’inaugurazione ufficiale del Real Osservatorio avvenne nel 1845, in occasione dl VII Congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Napoli. Oggi hanno presenziato alla cerimonia inaugurale l’attuale direttore dell’Osservatorio, Giuseppe De Natale, il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta (l’Osservatorio vesuviano dal 2000 fa parte dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) , la past president della Società europea di fisica, Luisa Cifarelli (l’Osservatorio è stato anche eletto a sito storico della Società). Presenti, tra gli altri, anche il presidente del Cnr, Luigi NIcolais, e l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza. Tutti hanno sottolineato quanto sia importante la divulgazione delle conoscenze legate al rischio Vesuvio.

osservatorio6‘Questo è un gioiello di rara bellezza. Un luogo mitico, dove la ricerca scientifica si è sempre mescolata alla passione, all’amore per il territorio. L’Osservatorio – ha commentato il direttore De Natale – aiuterà a riscoprire le nostre radici di italiani, di gente del Sud”. `’Oggi per me è una giornata particolarmente importante – ha sottolineato il presidente dell’Ingv Gresta -. Questo è l’Osservatorio più antico del mondo, un’opera realizzata nel Sud Italia, un simbolo dell’ingegno e della laboriosità del Sud. Riscoprire le nostre radici è importante per comprendere il presente e per guardare con maggiore consapevolezza al futuro. Oggi recuperiamo l’entusiasmo di chi ci ha preceduti in questa intrapresa di grande valore scientifico, storico ed umano”. `’La divulgazione delle conoscenze scientifiche è importante, è una pre-condizione fondamentale. La prevenzione del rischio vulcanico si fa soprattutto approfondendo le conoscenze tecniche e scientifiche, appassionando i giovani alla materia. L’Osservatorio può rappresentare un formidabile opportunità in tal senso”, ha rimarcato l’assessore Cosenza.

La giornata inaugurale dell’antico edificio borbonico realizzato su tre piani si è conclusa con lo scoprimento del busto bronzeo dedicato all’ultimo direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Imbò, insediatosi nel 1935 e rimasto in carica fino al 1970. Tra i suoi direttori l’Osservatorio vesuviano annovera anche Giuseppe Mercalli, lo scienziato che ha dato il nome alla scala per la misurazione dell’intensità dei fenomeni tellurici. La sezione museale dell’Osservatorio ospita, tra le altre eccellenze, alcuni documenti fotografici dell’ultima eruzione (1944), una rara collezione di rocce, minerali, pomici e ceneri di molte eruzioni, numerosi strumenti scientifici e di misurazione dei fenomeni naturali legati al Vulcano realizzati tra metà Ottocento e primo Novecento, perfettamente restaurati (compreso il primo sismografo elettromagnetico al mondo, realizzato dal direttore Luigi Palmieri nel 1856). Il museo raccoglie anche 89 medaglie realizzate con la lava fusa di diverse epoche (dal 1819 al 1939). Anche in questo caso, si tratta di una collezione unica al mondo. La direzione dell’Osservatorio sta studiando una convenzione con l’Ente Parco nazionale del Vesuvio per consentire ai turisti diretti sul cono grande del Vesuvio di visitare, al rientro, con lo stesso biglietto, anche il museo dell’Osservatorio.