Le gravi alluvioni che hanno travolto il sud degli USA negli ultimi giorni rientrerebbero in un ampio blocco della circolazione atmosferica sul nord America
Quello appena trascorso è stato il Maggio più piovoso di sempre per la storia climatologica degli stati meridionali degli USA. In particolare per il Texas e l’Oklahoma dove le piogge incessanti degli ultimi giorni, oltre ad aver cagionato innumerevoli danni e purtroppo la morte di almeno 25 persone (e 14 dispersi), hanno permesso l’abbattimento di tutti i precedenti record pluviometrici. Si tratta, per l’appunto, di un evento veramente eccezionale se si considera che le abbondanti precipitazioni sono riuscite a coprire un territorio vastissimo, fra Texas e Oklahoma, grande quanto l’Egitto.

Questo evento meteorologico particolarmente estremo, definito tale per la durata temporale, l’intensità e soprattutto l’estensione delle precipitazioni in luoghi non abituati a ricevere tutta quest’acqua in pochi giorni, come spiegano anche molti meteorologici statunitensi, è da ascrivere ad un blocco della circolazione atmosferica alle quote superiori della troposfera, indotto da un sensibile rallentamento del ramo principale del “getto polare”, che sovente si presenta fra i 30° e i 60° di latitudine nord e sud, ai confini fra la Cella di Hadley e la Cella di Ferrel. Da un paio di anni a questa parte la rapida riduzione dei ghiacci marini del Polo Nord, con una notevole diminuzione delle aree soggette al cosiddetto “effetto Albedo“, sta creando pesanti ripercussioni sull’andamento meteo/climatico planetario, influenzando direttamente la circolazione generale atmosferica e rallentando notevolmente il flusso del “getto polare” alle quote superiori della troposfera.
Negli ultimi anni ne abbiamo avuto la prova. Ogni evento meteorologico estremo è stato caratterizzato dallo sviluppo di enormi “onde di Rossby” che rimangono semi/stazionarie, o letteralmente bloccate per intere settimane sugli stessi territori. Stagnando per intere settimane sulle stesse regioni queste onde planetarie tendono ulteriormente ad amplificarsi di latitudine, rendendo i pattern climatici e le configurazioni bariche piuttosto statiche per periodi di tempo irregolari. Ciò da un lato favorisce l’avvento di ondate di calore sempre più intense e persistenti sulle medie e alte latitudini, mentre dall’altra agevola la discesa di blocchi di aria fredda, di lontane origini artiche, verso le latitudini più meridionali. Questo tipo di schemi climatici, ripetendosi con maggiore frequenza, stanno determinando dei veri e propri scompensi che vanno a minare il delicato equilibrio atmosferico fra poli ed equatore.
Cosi, sempre più spesso si osservano incredibili ondate di calore che dalle latitudini sub-tropicali si muovono sull’Artico, facendo schizzare i termometri oltre la soglia dei +20°C oltre il Circolo polare Artico, mentre, al tempo stesso, di tutta risposta, insolite ondate di freddo partono dal mar Glaciale Artico per invadere i territori dell’Asia centrale, dell’Europa e dell’America settentrionale, anche nel cuore della stagione estiva, con pesanti anomalie termiche negative su aree soggette al mite clima mediterraneo. Tali squilibri del campo termico e pluviometrico, indotti dalla stazionarietà delle configurazioni bariche, possono risultare veramente letali per l’agricoltura, oltre che per le stesse attività umane, che sempre più spesso si dovranno trovare a fronteggiare eventi meteorologici estremi e duraturi nel tempo. La recente alluvione che ha colpito il sud degli Stati Uniti, fra il Texas e l’Oklahoma, purtroppo s’inquadra in questo tipo di anomalia, seguendo gli eventi meteorologici estremi appena enunciati sopra.
Difatti, analizzando lo schema sinottico dominante che ha prodotto l’evento alluvionale nel sud degli States, si nota come anche in questo caso l’insistenza di un robusto promontorio anticiclonico di blocco posizionato sul Middle-East, ben alimentato nell’alta troposfera da una grande ondulazione oraria del ramo principale del “getto polare” rimasta pressochè stazionaria per più giorni all’altezza degli USA orientali, incentivato da una forte “avvezione di spessore” in quota. Ricalcando uno schema già più volte visto in questi ultimi anni, durante le grandi alluvioni di primavera che hanno colpito l’Europa centro-orientale, fra il Maggio del 2013 e quello del 2014, il robusto promontorio anticiclonico di blocco, che ha posizionato i propri massimi barici fra gli stati del Middle East e l’East Coast, ha impedito la naturale evoluzione verso levante di vari sistemi frontali, provenienti dal nord Pacifico, sfornati in precedenza dall’affondo di alcune saccature.
